Torta soffice di mele

TORTA SOFFICE DI MELE

Se nelle puntate scorse abbiamo parlato delle proprietà delle mele, ecco a voi una ricetta facile ma gustosa per riempire le vostre colazioni: la torta di mele soffice con yogurt!

 

Partiamo dagli ingredienti:

  • 4 mele royal gala o renette
  • 300 gr farina integrale
  • 2 uova
  • 200 gr zucchero integrale o 80gr succo agave
  • 100ml olio di semi
  • 125 gr yogurt alla vaniglia (o yogurt di soia)
  • Una bustina lievito per dolci
  • Cannella a piacere

Procedimento:

In una ciotola sbattere uova, zucchero, olio, yogurt e in seguito inserire la farina setacciata col lievito. Mescolare bene per ottenere una consistenza morbida ma non liquida. Preriscaldare il forno a 180°C modalità statico. Tagliare a cubetti due mele e inserirle nel composto appena formato insieme alla cannella, stendere l’impasto nella tortiera e disporvi le mele restanti a fette. Infornare per 30-40 minuti.

Buona colazione!

I trigliceridi

TRIGLICERIDI

I trigliceridi sono i principali componenti del tessuto adiposo, nel quale vengono accumulati in diverse quantità, all’interno degli adipociti delle particolari cellule.

Non sono pertanto, se non in eccesso, un “nemico” del nostro organismo, anzi: oltre a rappresentare una fondamentale riserva energetica, i trigliceridi possono fungere anche da isolante termico, andando a creare una vera e propria barriera naturale contro le basse temperature. Naturalmente, se i livelli di trigliceridi sono molto alti o molto bassi, lo scenario può cambiare anche drasticamente…un livello ottimale di trigliceridi va tra i 50 e i 200 mg/dl. Ne consegue che si parlerà rispettivamente di ipotrigliceridemia e di ipertrigliceridemia se i valori sono inferiori o superiori al range di cui sopra. Conoscere la concentrazione dei trigliceridi nel sangue è molto importante poichè è un indicatore utile per poter stabilire il rischio cardiovascolare di un individuo. Spesso un livello di trigliceridi alti può essere associato a una maggiore probabilità di andare incontro a malattie come la trombosi o le coronapatie.

La condizione di ipertrigliceridemia può essere attenuata e migliorata anche in misura significativa attraverso alcuni rimedi basilari, come la correzione del sovrappeso e dell’obesità, la riduzione del livello di alcol (o l’azzeramento dello stesso), la riduzione del consumo di zuccheri semplici, la limitazione dell’apporto calorico, il consumo di pesce almeno 2 volte la settimana (e in almeno altre 2 volte l’assunzione di legumi per poter sostituire la carne), la limitazione del consumo di cibi ricchi di grassi saturi, la riduzione dei grassi idrogenati, il mantenimento di un elevato livello di consumo di alimenti ricchi di antiossidanti.

È infine consigliabile cercare di promuovere l’esercizio fisico, e in particolar modo quello legato al picco glicemico post pranzo: una pedalata o una passeggiata tra le due e le tre ore dopo il pasto principale può infatti essere un vero e proprio toccasana.

Il porro

IL PORRO : PROPRIETA’ ED USI

Come la cipolla, il porro è conosciuto nella cucina mediterranea da diversi secoli e il suo gusto più dolce lo rende indicato per alcune ricette tipiche. È un buon serbatoio di sali minerali in particolare ferro, calcio, magnesio e potassio, oltre che di vitamina A, C, K e fibre, ottimo quindi per attivare le funzioni depurative dell’organismo. Data la presenza di fibre inoltre, il porro possiede doti dolcemente lassative ed è un vero e proprio alleato dell’intestino. Inoltre, poiché questo ortaggio è ipocalorico, il suo consumo è spesso consigliato a chi segue un regime dietetico controllato.

Per conservare al meglio le sue proprietà andrebbe consumato crudo, ad esempio in pinzimonio o sminuzzato all’interno di insalate o mix di verdure. Spesso invece si utilizza cotto per preparare risotti, vellutate, minestroni, tortini o frittate.

Ecco una ricetta veloce a base di porro da consumare anche a cena, quando vogliamo recuperare da qualche sgarro di troppo:

Ingredienti:

2 porri a testa circa
1 cipolla
brodo vegetale
sale
olio

Pulire i porri e tagliarli a fettine sottili, scaldare l’olio e imbiondire la cipolla, poi gettare i porri e farli rosolare bene (più sono rosolati più avranno sapore) poi quando sono morbidi versare il brodo fino ad un quantitativo adeguato (es. per due 600 ml va bene) e lasciare bollire lentamente per circa 20 minuti, regolare di sale se necessario e servire bella calda!

Buon appetito!

Anemia

ANEMIA

L’anemia è una condizione in cui il numero di globuli rossi non è sufficiente a trasportare abbastanza ossigeno da soddisfare i bisogni dei diversi tessuti e organi del corpo. In realtà esistono diverse forme di questo disturbo, ciascuna causata da fattori diversi. Anche la sua gravità può variare molto, passando dai casi di lieve entità a quelli molto gravi. Esistono diversi modi per definire la malattia, fra cui osservare i valori di emoglobina, di ematocrito, di ferro e ferritina. La riduzione dell’emoglobina può essere un problema temporaneo o cronico. In generale è più esposto al rischio di anemia chi soffre di carenze vitaminiche (in particolare di vitamina B12, C o di acido folico), di disturbi intestinali (celiachia inclusa), di mestruazioni troppo abbondanti, di malattie croniche come l’insufficienza epatica o renale e chi ha familiari che soffrono dello stesso problema. Durante la gravidanza è più facile andare incontro a un’anemia da carenza di ferro. Livelli ridotti di globuli rossi possono essere associati a problemi nella loro produzione (come nel caso dell’anemia aplastica) o nella loro degradazione (anemie emolitiche), a emorragie, a difetti genetici (come l’anemia falciforme e le talassemie) o ad altre malattie. L’anemia può essere inizialmente asintomatica, ma l’aggravarsi del problema porta alla comparsa di sintomi come stanchezza, pallore, battiti cardiaci irregolari o accelerati, affanno respiratorio, dolori al petto, vertigini, problemi cognitivi, mani e piedi freddi e mal di testa. Molti tipi di anemia non sono prevenibili con lo stile di vita. In alcuni casi è invece possibile ridurre la probabilità di sviluppare la malattia seguendo un’alimentazione ricca di vitamine e di ferro. Buone fonti di acido folico sono gli agrumi, le banane, le verdure a foglia verde, i legumi e i prodotti a base di cereali fortificati. La vitamina B12 è presente nella carne e nei latticini e si trova in alcuni derivati dei cereali e della soia fortificati. La vitamina C, utile perché aiuta ad assorbire il ferro, si trova negli agrumi, nel melone e nei frutti di bosco (aggiungere qualche goccia di succo di limone negli alimenti aiuta proprio a migliorare l’assimilazione di ferro!). Infine il ferro può essere assunto con la carne, i legumi, i cereali fortificati, i vegetali a foglia verde scura, il cioccolato, la frutta secca e la frutta essiccata.

 

La mela e le sue proprieta

LA MELA E LE SUE PROPRIETA’

Frutto dal sapore particolarmente gradevole, la mela è uno tra i frutti più popolari in Europa in quanto il suo consumo è di circa 20 kg all’anno (pro capite), pari ad una media di una mela e mezza al giorno. È sicuramente il frutto più diffuso in Italia, dove viene considerato sempre, sinonimo di salute e benessere. Per circa l’85% del loro peso le mele sono costituite da acqua. La restante parte è costituita soprattutto da carboidrati e da vitamine, tra cui la vitamina A, E, C. Numerosi sono i suoi utilizzi industriali: vengono impiegate per i dolci, per la produzione di succhi, liquori e creme. Nella nostra penisola la produzione di mele è abbondante e di ottima qualità, inoltre c’è possibilità di scegliere tra tantissime varietà: Golden delicius, Red delicius, Stark delicius, Bella di Roma, Jonathan, Renetta del Canada, Renetta ruggine, Granny Smith.

Il famoso detto popolare “una mela al giorno toglie il medico di torno” ha un fondamento vero: la mela è considerata infatti un farmaco della natura, un rimedio per tantissimi problemi se ben gestito. Innanzitutto occorre dire che questo frutto contiene pochissime proteine e grassi sono quasi assenti, è presente in essa la vitamina B1, che combatte inappetenza, stanchezza e nervosismo e la B2 che facilita la digestione, protegge le mucose della bocca e dell’intestino e rinforza capelli e unghie. Ma i pregi della mela non finiscono qui. Essa è ben tollerata dai diabetici perché ha pochi zuccheri, ma non solo: contiene circa il 2% di fibre tra cui la pectina, nota per i suoi numerosi benefici. Inoltre ha il potere di “tenere sotto controllo” la glicemia, regolando quindi l’assorbimento degli zuccheri. Generalmente viene mangiata cruda e in questo caso ha un’azione astringente ma, consumata cotta, è un naturale e ottimo rimedio contro la stipsi. Infine le mele aiutano ad abbassare il colesterolo cosiddetto “cattivo” (LDL) e aumentano quello buono (HDL) anche in pochissimo tempo e sono considerate preziose nella prevenzione di ictus e tumori.

Uno studio americano rivela che la buccia delle mele denominate “Red Delicius”, avrebbe proprietà antitumorali. Le sostanze contenute nella buccia (triterpenoidi), avrebbero il potere di diminuire il rischio di sviluppo per alcune tipologie di tumore (fegato, colon e seno) in quanto tali sostanze svolgerebbero un’azione di contrasto per quanto riguarda le cellule tumorali e in alcuni casi sarebbero anche in grado di eliminarle. Precedenti studi avevano già dimostrato anche “l’effetto scudo” dei flavonoidi e i fenoli (contenuti nelle mele), rispetto alle cellule “atipiche”.

Il consumo delle mele dal nostro punto di vista è quindi suggerito negli spuntini di metà mattina e metà pomeriggio, magari abbinato ad una manciata di noci o mandorle.

 

Rimedi per la stitichezza

RIMEDI PER LA STITICHEZZA

 

La stitichezza o stipsi è un disturbo che porta ad evacuare le feci meno di una volta al giorno, a volte anche una ogni tre o quattro giorni, con una graduale intossicazione del colon e di tutto l’organismo. Le cause della stitichezza, escluse quelle patologiche, sono molteplici: alimentazione poco sana ed equilibrata, alterazione della flora batterica intestinale, rallentamento dell’attività del fegato, farmaci e stress. A livello emotivo la stitichezza è ricollegabile a una tensione che spinge a trattenere sempre e comunque emozioni. Alcuni psicoterapeuti rimandano sia questo disturbo che il suo opposto, la diarrea, al rapporto con la madre.

La stitichezza può essere riconducibile a fattori ormonali (ipotiroidismo), gastrointestinali, o può esser data dall’azione di alcuni farmaci. Si dice idiopatica la stipsi che non è collegabile a nessuno di questi fattori. La stipsi idiopatica può derivare da un colon che non riesce a spingere la massa fecale e rallenta il transito.

La prima cosa da correggere è il regime alimentare: bisogna privilegiare un’alimentazione ricca di semi di lino, cereali integrali, legumi, semi oleosi, frutta e verdura di stagione a scapito di alimenti confezionati o un eccesso di proteine animali. Per facilitare il transito intestinale occorre aumentare l’apporto di fibre, che si ottiene facilmente preferendo cibi come i cereali integrali alle farine raffinate (pasta bianca e pane bianco). Anche l’assunzione di alimenti ricchi di prebiotici naturali, quali cipolle, asparagi, carciofi, frumento, soia, porri, banane, aglio, cicoria e indivia belga, aiuta contro la stitichezza, contribuendo a riequilibrare la flora intestinale. Variare i cereali utilizzando anche farro, orzo e riso integrale ci permette di sfruttare le qualità dei chicchi non solo per le fibre ma anche per le proprietà lenitive e decongestionanti che hanno sulle mucose intestinali.

E’ necessario poi che nell’organismo ci sia un buon livello di idratazione bevendo regolarmente e introducendo ai pasti verdure ricche di acqua di vegetazione (vari tipi di insalate a foglia verde, indivia, cetrioli, finocchi). I frutti da preferire sono quelli ad azione lassativa come kiwi, mela con la buccia, pera matura e prugne secche. Va inoltre stimolato il fegato con verdure amare (cicoria, cime di rapa, puntarelle, carciofi, ortiche, radicchio) non bollite ma ripassate in padella con aglio e olio extravergine di oliva.

L’attività fisica per chi soffre di stitichezza è fondamentale. Mettersi in moto significa anche rimettere in moto le funzionalità intestinali. Sono sufficienti 30 minuti di camminata. La respirazione guidata è già un perfetto massaggio viscerale. Come tecnica di autoterapia, potete praticare l’automassaggio addominale.

A livello psicosomatico la stipsi è sempre legata al concetto di dare-avere. I disturbi intestinali in genere sono connessi alle aspettative che riteniamo gli altri abbiano su di noi.  La stitichezza richiede uno sforzo. In altre parole: si trattiene. Questo può accompagnarsi a cocciutaggine, tendenza al controllo, avarizia, non solo in senso economico ma anche globale (in quel caso si lesina sull’affetto e si crea un circolo vizioso che chiude il cuore).

 

Alimentazione e salute della bocca

ALIMENTAZIONE E SALUTE DELLA BOCCA

Esiste uno stretto legame tra alimentazione e salute dei denti. Mangiare in modo scorretto può generare carie ed esporre a patologie gengivali di diversa gravità, che possono arrivare fino alla perdita dei denti (come nel caso della piorrea). La bocca è assimilabile, infatti, a un delicato ecosistema che, per mantenere inalterato il suo perfetto equilibrio, ha bisogno di cure attente e continue.

Partendo dal presupposto che per la salute della bocca non si può prescindere da una corretta igiene orale è anche vero che alcuni accorgimenti alimentari possono contribuire alla salute di denti e gengive.

Carenze di magnesio, zinco, ferro, manganese, selenio, vitamine C ed E possono determinare gengiviti e malattie parodontali e indurre un calo delle difese immunitarie che può incidere non solo sul benessere dell’organismo, ma anche su quello della bocca.

I cibi che non dovrebbero mai mancare sulla tavola per mantenere intatti la bellezza e il benessere del sorriso sono le verdure a foglia larga, come bieta e spinaci, e insalata, che stimolano la salivazione e aiutano a pulire la bocca, la frutta croccante e ricca di fibre che contiene sostanze antibatteriche capaci di ridurre i depositi di placca dell’80% (purché assunti senza zucchero).
Sedano e carote sono uno snack ‘spezza fame’ adatto alla stagione calda: idratano e al tempo stesso eliminano la placca, mentre rapanelli, pomodori, crescione e ciliegie contengono fluoro che rinforza lo smalto dentario.
Per quel che riguarda le proteine, si tratta di composti fondamentali per le strutture di sostegno della bocca: la carne bianca, il pesce, i legumi contengono ferro e magnesio utili alla salute di denti e gengive, mentre sul fronte carboidrati è bene prediligere quelli integrali, che richiedono una masticazione più lunga rispetto a quella necessaria per i prodotti raffinati; non solo: pane e pasta bianchi e i prodotti da forno industriali aumentano i depositi di placca e la formazione di tartaro.
Un vero e proprio attentato per il benessere del cavo orale è costituito da bibite gassate e zuccherate, che per via della loro composizione hanno un’azione corrosiva su dentina e polpa.

Quinoa

QUINOA

IMPARIAMO A CONOSCERE LA QUINOA

 

La quinoa è una pianta erbacea della famiglia delle Chenopodiaceae, come gli spinaci o la barbabietola ed è originaria del Sud America.

Ha numerosissime proprietà nutritive. È molto ricca di proteine, carboidrati e fibra alimentare. Nella sua composizione sono presenti due aminoacidi essenziali molto importanti per il buon funzionamento dell’organismo: lisina e metionina. Quest’ultimo aiuta il metabolismo dell’insulina. Contiene, infine, una buona quota di minerali e vitamine, in particolare magnesiovitamina C e vitamina E. Il suo elevato contenuto proteico, rende la quinoa una valida alternativa rispetto agli alimenti proteici di origine animale.

Come può essere utilizzata?

Pur non essendo propriamente un cereale, può essere utilizzata in cucina in sostituzione di riso, del cous cous, del miglio, ecc.. quindi per preparare zuppe e minestre deliziose, oppure per fare degli ottimi burger vegetali accompagnati magari da legumi per renderlo un vero e proprio piatto unico da consumare a pranzo.

Ecco a voi una ricetta semplice a base di quinoa:

Ingredienti:

100gr di quinoa lessata
1 carota
1/2 patata
1 zucchina
1 cucchiaio di pangrattato
sale q.b.
olio di semi di soia

Procedimento:

  1. Come prima cosa, lessare la quinoa in acqua e sale come un qualsiasi cereale;
  2. Nel frattempo far bollire la carota, la patata e la zucchina tagliate a tocchetti, finchè non saranno molto morbide.
  3. In una ciotola, schiacciare bene con una forchetta le verdure, aggiungere la quinoa, un pizzico di sale e il pangrattato. Impastare bene con le mani fino a raggiungere un composto omogeneo ed uniforme.
  4. Formare 4 palline con le quali formeremo 4 burger schiacciandoli leggermente.
  5. Nella padella antiaderente, fare scaldare un filo di olio e andare a dorare leggermente i burger.

Buon appetito!

 

Alimenti e tiroide

ALIMENTI E TIROIDE

La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla che si trova nella parte anteriore del nostro collo, tra laringe e trachea. Seppur di piccole dimensioni, la tiroide ha un ruolo fondamentale nel nostro organismo perché gli ormoni che produce, chiamati ormoni tiroidei, sono necessari per numerose funzioni di crescita e di sviluppo, come ad esempio la regolazione del metabolismo, della temperatura corporea e della forza muscolare. Una sua alterazione ha conseguenze negative e significative sulla qualità della vita.

Le cause dell’alterazione della tiroide possono essere numerose ma le più frequenti, oltre a quelle genetiche, sono l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo, le allergie, le malattie metaboliche, la prolungata esposizione a radiazioni. Per proteggere la salute di questa preziosa ghiandola è fondamentale seguire, oltre alle indicazioni mediche e farmacologiche del caso, una sana ed equilibrata alimentazione.

Lo iodio ha un ruolo importante nel funzionamento della tiroide, infatti l’introito di questo minerale va limitato nell’ipertiroidismo e invece incrementato nell’ipotiroidismo. Per ridurre il consumo di iodio occorre utilizzare sale non marino o senza iodio come quello dell’Himalaya e mangiare con moderazione tutti gli alimenti che citeremo in seguito, che ne contengono grandi quantità. Lo iodio è fondamentale in tutte le fasi della vita, l’insufficienza di iodio ha effetti negativi perché il minerale è essenziale per la produzione degli ormoni tiroidei, i quali svolgono un ruolo determinante nelle fasi dell’accrescimento e dello sviluppo.

L’acqua del mare è ricca di iodio. Eppure la quantità di iodio respirata dal mare, al contrario di quanto si pensa, è ininfluente per nostro fabbisogno di iodio, la cui fonte principale è rappresentata dall’alimentazione; anche con ipertiroidismo, dunque, si possono godere lunghe passeggiate in riva al mare. Il periodo trascorso al mare è piuttosto un’occasione per mangiare più iodio, o limitare il consumo dei pur buoni prodotti ittici che contengono ottime quantità di questo minerale come pesce azzurro. Per prevenire le patologie legate all’accrescimento e a un cattivo funzionamento della tiroide è raccomandabile introdurre nella dieta gli alimenti che maggiormente contengono iodio, così come moderarne il consumo in caso di ipertiroidismo.
Tra questi vanno ricordati, oltre al sale iodato e al pesce azzurro (sgombro, cefalo, merluzzo, sardine…), alghe marine essicate, frutta secca a guscio (noci, mandorle, nocciole…), mirtilli e legumi in genere (fagioli, lenticchie in primis).

Ci sono invece sostanze che sono in grado di modificare l’assorbimento o l’utilizzo dello iodio (riducendone di fatto la disponibilità) e vengono pertanto definite “gozzigene”: tra questi i composti organici solforati, gli ftalati, gli idrocarburi policiclici aromatici e il litio, che agiscono con meccanismi differenti. Cavolfiori, rape e soia sono i principali alimenti contenenti queste sostanze, tuttavia il loro consumo moderato all’interno di una dieta varia non causa il manifestarsi di una disfunzione a livello della tiroide, ma potrebbe modificare l’effetto della terapia medicinale o ormonale in presenza di distiroidismo accertato.

Uno stile di vita corretto aiuta a mantenersi in forma e in salute, e anche la tiroide ne trae giovamento. Benché dagli studi scientifici non vengano dati certi sugli effetti dell’attività fisica e dell’alcol sulla funzione tiroidea, è comunque buona norma mantenersi attivi anche con una semplice camminata di 20-30 minuti al giorno e limitare il consumo di alcol  Alcuni dati in letteratura suggerirebbero un possibile legame tra funzione tiroidea e fumo di sigaretta , in particolare è noto l’effetto negativo del fumo sulle complicanze oculari dell’ipertiroidismo autoimmune o malattia di Graves-Basedow.

Concludendo quindi l’attività fisica e un’alimentazione corretta ed equilibrata sono i pilastri su cui poggiare qualsiasi piano di prevenzione e mantenimento del benessere fisico e non solo.

 

Insulino resistenza

INSULINO RESISTENZA

Impariamo a conoscere l’INSULINO RESISTENZA

La resistenza all’insulina è un problema che affligge sempre più persone, ma come funziona esattamente, perchè ci fa ingrassare e perchè porta a seri problemi per la salute? In questo articolo indagheremo a fondo quali sono gli aspetti biochimici e fisiologici dell’insulino resistenza e perchè a volte pur mangiando bene e/o poco non riusciamo a far calare pancia e fianchi.

Quando nel sangue viene immesso dello zucchero il pancreas attiva l’insulina, questo ormone porta nelle cellule muscolari ed adipose dei recettori (Glut-4) che cattureranno il surplus glucidico. Il gioco funziona finchè non esageriamo, se quotidianamente ingurgitiamo troppi zuccheri, i recettori Glut-4 smettono di trasferirsi sulla superficie di membrana. Il pancreas è così costretto a secernere più insulina per sortire lo stesso effetto. Alla fine però il sistema si rompe, il pancreas perde la sua capacità di regolare la glicemia e da insulino resistente diventiamo diabetici di tipo 2.

Se vogliamo risolvere il problema della resistenza all’insulina è inutile incolpare l’eccesso di zuccheri o dei grassi, bisogna in primis incolpare l’eccesso calorico. E’ quando abbiamo un surplus energetico costante che la cellula soffre, quindi i problemi non sono dati dai carboidrati o dalla carne ma dal fatto che semplicemente mangiamo troppo in rapporto a quello che ci muoviamo. Basterebbe seguire una dieta ipocalorica per vedere che tutti i parametri ematici miglioreranno e con essi l’insulino resistenza.

Non possiamo parlare di salute e dimagrimento se non accenniamo almeno cosa sono e come lavorano i mitocondri. Questi organuli sono l’unico posto del nostro corpo dove possiamo bruciare gli acidi grassi.

Quando mangiamo pensiamo che quello che ingurgitiamo vada a rimpiazzare le scorte energetiche consumate, che ripari i tessuti o che venga convertito in grasso. Quello che non consideriamo mai è che le calorie introdotte possono dissiparsi in calore. E’ questo il segreto dei magri che mangiano tanto e non ingrassano. Mitocondri sani, numerosi, con un’alta densità portano a dissipare in calore l’eccesso energetico piuttosto che a convertirlo in nuovi acidi grassi. La resistenza all’insulina ha un’azione diretta sia sulla membrana cellulare sia sui mitocondri, depotenziando il loro ruolo termogenico.

L’insulino resistenza crea un circolo vizioso, porta ad ingrassare e più si ingrassa più più si diventa insulino resistenti.

Ma allora cosa dobbiamo fare? Muoversi e ricominciare a mangiare con gradualità. L’esercizio fisico è l’unico fattore che migliora la sensibilità insulinica indipendentemente dall’alimentazione. La produzione energetica aumenta enormemente nelle cellule muscolari che lavorano, questo porta sia a consumare le scorte energetiche cellulari, sia a riportare in superficie i Glut-4 per captare più glucosio possibile. Questo meccanismo non è mediato dalla glicemia per questo migliora la sensibilità insulinica ed abbassa l’insulino resistenza.

Perchè tutto questo avvenga l’attività fisica deve essere intensa (proporzionale alla capacità della persona). Ma tenete sempre a mente questi due punti: nessuna dieta funziona bene se non è abbinata alla giusta attività fisica. Alimentazione e allenamento servono per far capire al vostro organismo che deve indirizzare i macronutrienti ai muscoli e non più alle cellule adipose.

Alternare giorni a bassa quantità di carboidrati a giorni a bassa quantità di grassi è uno degli approcci più efficaci, ciclicizzare i macronutrienti e le calorie all’interno della settimana e del mese è forse l’approccio più complesso ma anche più efficace. Il corpo costantemente viene attivato da stimoli differenti. Quello che conta è il trend che vogliamo dargli. Nello stesso modo anche l’allenamento dev’essere vario, incentrato sulla forza, potenza ma anche resistenza.

Purtroppo il tutto e subito non esiste, volete conoscere il segreto? Costanza e pazienza, pazienza e costanza!