Il miele

IL MIELE

Il miele è un alimento prodotto dalle api e viene prodotto a partire dal nettare e dalla melata. Molti credono che lo zucchero e il miele siano nutrienti allo stesso modo. Eppure, il secondo ha molte virtù che allo zucchero mancano.

Il miele, immagazzinato dalle api nelle cellette dei favi, viene estratto mediante centrifugazione, lasciato decantare in appositi contenitori e riportato in vasetti.

Una delle più importanti funzioni del miele è quella antibatterica e antibiotica: molti tipi di miele contengono notevoli quantità di perossido di idrogeno, cioè di acqua ossigenata, la stessa che si usa di solito per disinfettare le ferite. Le alte temperature a cui viene sottoposto il miele durante la pastorizzazione neutralizzano alcune sostanze benefiche: per ottenere il massimo effetto battericida, l’ideale è il miele grezzo, non trattato. Infatti, riscaldandolo a temperature superiori ai 45°C gli enzimi, le vitamine e le altre sostanze attive vengono danneggiate. Nell’industria del miele è molto diffusa la pastorizzazione che è in grado di liquefare stabilmente il miele ma, a causa delle alte temperature raggiunte, procura un considerevole danno biologico al prodotto.

Per gustare il miele è consigliabile, per chi lo usasse come dolcificante nel latte o in altre bevande, di non aggiungerlo mai quando queste sono bollenti, ma solo e sempre quando sono bevibili, poiché una temperatura troppo alta sottrae al miele gran parte delle sue proprietà. Per beneficiare delle numerose proprietà ma non rimetterci con la salute è meglio consumarlo a colazione.

Esistono molti tipi di miele, differenti per colore, aroma e cristallizzazione; la varietà dei mieli dipende dalla fonte da cui proviene il nettare, dalla zona di produzione e dalle variazioni meteorologiche.

A seconda del tipo di miele cambiano anche le proprietà terapeutiche: il miele di acacia agisce positivamente sull’apparato digerente, il miele di arancio ha proprietà cicatrizzanti, il miele di rosmarino è indicato nelle sufficienze epatiche. Ancora, il miele di erica è ad azione antireumatica, antianemica, il miele di tiglio seda i dolori mestruali, è calmante, diuretico e digestivo, mentre il miele millefiori ha un’azione disintossicante sul fegato.

Il miele si conserva molto bene ma è importante non lasciarlo invecchiare troppo per evitare la perdita di proprietà e caratteristiche organolettiche. La conservazione massima consigliata è di due anni.

Sconsigliato il consumo per bambini sotto i 18 mesi perché può provocare il botulismo infantile.

 

Lo scalogno

LO SCALOGNO

IMPARIAMO A CONOSCERE LO SCALOGNO

Lo scalogno è il bulbo di una pianta erbacea della famiglia delle Liliacee. La sua forma è simile a quella della cipolla, ma di dimensioni inferiori; non a caso in cucina viene utilizzato al posto della cipolla per insaporire i piatti a base di carne, pesce verdure o nelle preparazioni di minestroni e creme.

Lo scalogno contiene: iodio, che promuove le normali funzioni della tiroide; zolfo, necessario alla salute dei capelli, delle unghie e della pelle; zinco, particolarmente importante per la salute della prostata; selenio, una delle sostanze che maggiormente contrastano l’azione dei radicali liberi. Con la cipolla, lo scalogno è una delle principali fonti alimentari di potassio, necessario per il buon funzionamento dell’apparato muscolare e la trasmissione degli impulsi nervosi. Discreto è il contenuto di vitamine A, C e B.

Proprio per questa sua composizione lo scalogno ha molteplici proprietà benefiche, quali:

  • Fa bene alle unghie ed ai capelli: grazie alla presenza di silicio ha un’azione rinforzante su unghie e capelli.
  • Ha azione antiossidante: ha un buon contenuto di composti antiossidanti, oltre alle vitamine contiene quercetina e kaempfero e l’allicina. Questo composto pare sia in grado di intervenire efficacemente su alcuni tipi di tumore come quello al polmone, allo stomaco, al colon ad al seno.
  • Aiuta a regolare il colesterolo totale: l’allicina è in grado di abbassare i livelli di colesterolo cattivo nel sangue con effetti benefici nella prevenzione dell’arteriosclerosi e delle malattie cardiache coma infarto ed ictus.
  • Abbassa la pressione: potassio e allicina, combinati insieme, hanno effetti benefici sull’ipertensione. Il potassio è un elettrolita con proprietà vasodilatatrici ed è quindi in grado di rilassare le pareti dei vasi sanguigni permettendo un flusso maggiore di sangue. L’allicina invece rilascia ossido nitrico nel corpo che riduce la pressione sanguigna.
  • Aiuta a regolare la glicemia: l’allile di solfuro contenuto in questo vegetale ha proprietà utili a regolare i livelli di zucchero nel sangue.
  • Ha effetti benefici sul cervello: lo scalogno contiene acido folico che è essenziale per il buon funzionamento del cervello e per la salute mentale.

Quindi perché non alternarlo alla cipolla in cucina per poter godere delle sue proprietà?

Ipertensione e alimentazione

IPERTENSIONE e ALIMENTAZIONE

Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia l’ipertensione arteriosa colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne. L’ipertensione arteriosa è caratterizzata da un aumento della pressione sanguigna oltre la norma: la massima uguale o superiore ai 140 mmHg/135 e la minima pari o superiore a 90 mmHg/85. Il rischio, quando la pressione si alza oltre i parametri di sicurezza, è di andare incontro a importanti patologie cardiovascolari quali ictus, infarto del miocardio, scompenso cardiaco e malattie arteriose periferiche o a insufficienza renale.

Fondamentale, per aiutare il controllo della pressione, oltre alla terapia farmacologica prescritta dal medico curante è l’alimentazione: sana, bilanciata, varia, con un ridotto apporto di sale e di alimenti ricchi di sodio.

L’introito di sodio nella dieta quotidiana non è rappresentato soltanto dal sale da cucina aggiunto alle pietanze, ma proviene soprattutto dai quantitativi nascosti nei prodotti industriali e/o nei cibi artigianali. Ne sono ricchi il pane e i prodotti da forno (biscotti, crackers, grissini, merendine, cornetti e cereali per la prima colazione) e fra questi, i derivati dei cereali rappresentano la fonte maggiore di introito di sodio. Si tratta infatti di alimenti che vengono consumati tutti i giorni e in quantità maggiori rispetto agli insaccati, formaggi, alle conserve di pesce o alle patatine fritte che, in assoluto, contengono il più alto quantitativo di sale ma che non fanno o non dovrebbero far parte della dieta quotidiana. Occorre inoltre fare attenzione anche a tutte le altre sostanze che contengono sodio, celate sotto il nome di glutammato di sodio (principale ingrediente dei dadi da brodo), benzoato di sodio (presente nelle salse, nei condimenti e nelle margarine), citrato di sodio (usato per esaltare il sapore nei dolci, gelatine e in alcune bevande).

Il consiglio è dunque di limitare gli alimenti ricchi di sale nell’alimentazione quotidiana (insaccati massimo una volta a settimana da alternare ai formaggi, anch’essi alimenti ricchi di sale), usare spezie ed aromi, al posto del sale, per insaporire le pietanze, limitare gli alimenti conservati in scatola che molto spesso contengono alte concentrazioni di sodio, limitare il consumo di condimenti ad alto quantitativo di sodio (tra questi i dadi da brodo, ketchup, salsa di soia) ed infine leggere le etichette nutrizionali per preferire i prodotti che indicano in etichetta una quantità di sodio al di sotto dei 120 mg di sodio/100 gr.

 

La cannella

LA CANNELLA

Ciò che conosciamo col nome di cannella può identificare piante diverse della famiglia delle Lauraceae, in particolar modo la Cinnamomum zeylanicum, (nativa dello Sri Lanka, di color nocciola e più costosa) e la Cinnamomum cassia (originaria della Cina dall’aroma più aspro e più economica, spesso addizionata alla prima).

Questa pianta cresce spontanea nei boschi che si affacciano sull’oceano in paesi come Malesia e Filippine. Viene coltivata soprattutto in India, in Giamaica e alle Seichelles. La più nota e pregiata varietà di cannella, la Cinnamomum zeylanicum, si presenta in sottili foglietti color camoscio, lisci e profumati che arrotolati su sé stessi formano quelli che noi chiamiamo bastoncini di cannella.

La cannella è una spezia disponibile sia in forma polverizzata che in piccoli cilindri di corteccia essiccati. I bastoncini di cannella sono da preferire alla polvere laddove la preparazione del piatto lo consente poiché mantengono più a lungo l’aroma. Ad esempio, in creme e salse possono essere immersi nel liquido durante la cottura e tolti alla fine.

Il suo sapore è molto particolare, è infatti piccante e dolce allo stesso tempo.

La cannella è un cibo molto indicato nel periodo invernale, infatti stimola il sistema immunitario e risulta essere un buon rimedio naturale contro raffreddore, influenza, diarrea, flatulenza ed è consigliata a tutte le persone che soffrono molto il freddo perché è riscaldante. È un potente antiossidante naturale, stimola la circolazione sanguigna e contribuisce a combattere il colesterolo. Ha proprietà antibatteriche, antisettiche, stimolanti e digestive.

Secondo recenti studi sembrerebbe utile per chi è affetto da diabete di tipo 2 per la presenza di un particolare polifenolo che avrebbe un’azione simile a quella dell’insulina.

Inoltre, sembra combattere la fame nervosa, è quindi un perfetto elemento per chi segue diete dimagranti.

Per i dolori mestruali, la cannella diventa un toccasana. Questa pianta è utile anche in caso di mal di stomaco, dovuta ad un’indigestione o ad una tensione emotiva. Si consiglia di preparare un infuso di zenzero e cannella, facendo sobbollire l’acqua per almeno 20 minuti con all’interno 3 rondelle di zenzero fresco e un cucchiaino di cannella. Allevia immediatamente le contrazioni muscolari.

Per utilizzarla, se non avete idee, potete semplicemente versarla ogni mattina nel vostro caffè, tè o bevanda vegetale. Ottima da aggiungere nelle torte, su mele cotte o mescolata con della ricotta!

Attenzione infine a non eccedere nelle dosi. Un uso smodato di cannella può provocare allergie, ulcere, irritazione delle mucose dell’intestino e allergie.

Tisane e infusi

TISANE & INFUSI

DIFFERENZA TRA INFUSI E TISANE

L’inverno si sa, porta a ridurre il senso di sete proprio per l’abbassarsi delle temperature, quindi quale metodo migliore per bere di più se non tisane e infusi caldi? Proprio per questa ragione è importante capire quali siano le caratteristiche di queste bevande e il modo migliore per valorizzarle utilizzando il giusto metodo. Andiamo dunque alla scoperta della differenza tra infusi e tisane, cercando di imparare insieme come possono essere utili al nostro benessere.

La principale differenza tra infuso e tisana riguarda gli ingredienti che, sminuzzati, vanno messi in infusione in acqua calda.

Gli ingredienti dell’infuso, infatti, derivano tutti da una stessa pianta e comprendono fiori e foglie della stessa. A questa categoria appartengono quindi, tè, camomilla, rooibos e anche il Karkadè, famoso per le preziose proprietà antiossidanti e ricavato esclusivamente dai petali sminuzzati dei bellissimi e profumati fiori rossi dell’Ibisco.

Se l’infuso è una bevanda che può avere degli effetti benefici sull’organismo, caratteristica principale della tisana è proprio la possibilità di somministrare i principi attivi di diverse piante attraverso la bevanda. Si tratta infatti di un’infusione benefica costituita da una miscela di al massimo sei piante officinali che vengono sminuzzate, immerse in acqua bollente e lasciate in infusione. Una tisana, per risultare efficace, è solitamente composta in maniera molto specifica: vi troveremo quindi una pianta principale che fornisce il principio attivo benefico, alla quale vengono abbinate una o più piante che facilitano l’assorbimento della componente principale aumentandone l’effetto positivo.

L’ideale sarebbe assumere queste bevande al naturale, ma può sorgere la necessità di addolcire il sapore del nostro preparato. Per fare questo un prezioso alleato in questo senso è il miele. Esso infatti ha di per sé effetti benefici quali l’aiuto della diuresi, la protezione dell’apparato digerente, l’aumento della resistenza sotto sforzo e l’azione disintossicante.

Vitamina c e sistema immunitario

VITAMINA C & SISTEMA IMMUNITARIO

 

Il sistema immunitario ha la funzione di proteggerci da infezioni e malattie ed è incredibilmente complesso. Per funzionare correttamente, richiede equilibrio e armonia ed è fortemente influenzato dai principi nutritivi che assorbiamo dalla nostra dieta. La vitamina C è uno dei principi nutritivi considerati essenziali nei mesi invernali, specialmente in relazione con il raffreddore. La mancanza di vitamina C causa una resistenza minore ad alcuni agenti patogeni, mentre scorte maggiori rafforzano molte delle funzioni del sistema immunitario. La ricerca conferma infatti che le quantità di vitamina C nel plasma e nei globuli bianchi diminuiscono in caso di infezioni e stress. La vitamina C è inoltre un antiossidante estremamente efficace.

La vitamina C è presente in generale, in tutti i tipi di frutta e di verdura crudi. È facilmente ossidabile e molto sensibile alla luce e al calore, dunque con la cottura si perde.

È risaputo che tutti gli agrumi sono ricchissimi di vitamina C; essa, però, è facilmente ossidabile e dunque se le arance vengono spremute, il succo va consumato subito; non ha alcun senso, per esempio, preparare una bella spremuta la sera per consumarla il mattino a colazione; si rischierebbe di bere un succo quasi completamente privo di nutrienti.

Le altre principali fonti di vitamina C sono kiwi, che ne sono ancora più ricchi delle arance; 100 grammi di kiwi contengono infatti 85 mg di vitamina C, contro i 50 mg di vitamina C contenuta in 100 grammi di arance; inoltre patate, fragole, che ne contengono una quota leggermente superiore alle arance, verdura a foglia verde (rucola, lattuga, spinaci…), peperoncini, soprattutto quelli piccanti, e peperoni, fave, piselli e pomodori.

Lenticchie e loro proprietà

LENTICCHIE E LE SUE PROPRIETÀ

Chi di noi non ha ricevuto una cesta natalizia contenente delle lenticchie? E allora vediamone allora le proprietà, i benefici e soprattutto l’utilizzo ideale in cucina.

Non solo un simbolo di fortuna e ricchezza, come vuole la tradizione popolare, le lenticchie sono anche ricche di proprietà nutritive importanti per la salute. Ricche di proteine vegetali, contengono anche molti carboidrati, tante fibre, molte vitamine, soprattutto A, B1, B2, C, PP, sali minerali come calcio, potassio e ferro e pochissimi grassi. Proprio per l’alto contenuto proteico, le lenticchie vengono considerate una valida alternativa a un secondo a base di carne, pesce, uova o formaggio. Perfette inoltre anche come primo piatto, da consumare insieme alla pasta e al riso: questo abbinamento rende più facile l’assimilazione delle proteine e diventa un vero e proprio piatto completo dal punto di vista nutrizionale.

E non è ancora tutto: le lenticchie sono tra i legumi dotati della più efficace azione antiossidante. L’elevato contenuto di fibre permette invece di regolarizzare l’attività dell’intestino e mantenere sotto controllo il colesterolo. Inoltre, lo scarso contenuto di grassi di tipo insaturo rende le lenticchie un alimento perfetto per la prevenzione di alcune patologie cardiovascolari.

In alcune persone, il consumo di legumi può causare effetti spiacevoli come flatulenza, gonfiore e diarrea. Secondo una ricerca, i legumi potrebbero essere responsabili della formazione dei calcoli renali, pertanto le persone che già soffrono di calcoli non dovrebbero consumarli in abbondanza.

Per riprenderci dalle abbuffate natalizie allora possiamo sfruttare le lenticchie in abbinamento ad esempio alla pasta da consumare a pranzo per poi concederci qualche cena detossificante a base di minestroni o sole verdure in genere!

 

TIPI DI FARINE

La farina è ovviamente il prodotto che si ricava dalla macinazione dei cereali o di altri prodotti e ne esistono differenti tipi distinguibili innanzitutto per la granulometria, quindi la dimensione dei “granelli” e per i contenuti nutrizionali: amido, proteine, minerali e fibra alimentare e quindi anche per la diversa qualità nutrizionale e tecnologica. Anche le caratteristiche visive sono diverse, la farina 00 è bianca mentre le altre farine hanno un colore gradualmente più scuro.

Cerchiamo di fare chiarezza e capiamo cosa in realtà distingue la farina 00 dalla farina tipo 2.

Farina 00: Questa è la farina più raffinata in assoluto. In questa farina vengono eliminate tutte le parti migliori del grano a livello nutrizionale. Nella farina 00 infatti vengono eliminati la crusca, ricca di fibre ed il germe del grano, ricco di vitamine, sali minerali e amminoacidi, tutto questo per rendere la farina più bianca e più facilmente lavorabile. Tutto ciò che resta è l’amido (carboidrati semplici) e poche proteine (glutine). L’apporto nutrizionale all’organismo è molto basso anzi, in qualche modo la farina 00 contribuisce all’aumento della glicemia.

Farina 0: Leggermente meno raffinata della precedente ma che comunque è stata privata di gran parte dei suoi principi nutritivi.

Farina Tipo 1: Attraverso la macinazione in pietra viene macinato l’intero chicco senza eliminare nessuna parte. Attraverso un passaggio definito abburattamento, cioè un’operazione di setaccio, la farina viene separata in base alle dimensioni dei “granuli”. La farina tipo 1 contiene un maggiore quantitativo di crusca e di germe del grano, le parti più ricche di sostanze nutritive.

Farina Tipo 2: Conosciuta anche come farina “semi-integrale” è una farina caratterizzata da granuli di grosse dimensioni e un maggiore quantitativo di componenti fibrose e germe del seme rispetto alle precedenti. E’ una farina che presenta ottime caratteristiche nutrizionali ed è più facile da lavorare rispetto alla farina integrale. Un buon compromesso per una panificazione naturale.

Farina integrale: Senz’altro è la migliore a livello nutrizionale, specialmente se macinata a pietra, poiché le macine lavorando a bassa velocità non surriscaldano la farina, lasciando intatte tutti principi nutritivi. La farina integrale contiene l’intero chicco in tutte le sue parti, amido, crusca e germe del grano ed è per questo un alimento completo.

Sicuramente a livello nutrizionale vincono le farine tipo 1, tipo 2 e integrale. Le farine tipo 1 e tipo 2 sono ottime per la produzione di pane, pizza, dolci, prodotti da forno… ed una delle caratteristiche tipiche dei prodotti realizzati con queste farine è una maggiore idratazione dell’impasto, un forte bouquet di profumi, un sapore inconfondibile ed una maggiore conservabilità.

Purtroppo ormai per tanto tempo i nostri palati sono stati assuefatti a sapori troppo raffinati ma si può rimediare, cominciando ad utilizzare, o meglio, riutilizzare le farine di una volta! Il nostro consiglio, se non le avete mai provate è quello di cominciare a sperimentare utilizzando una miscela di diverse farine, a mano a mano utilizzarle in purezza.

Il carico glicemico

CARICO GLICEMICO

Oggi parleremo di CARICO GLICEMICO

Il carico glicemico degli alimenti è un parametro molto utilizzato dagli esperti del settore della nutrizione in quanto valuta l’effetto sulla glicemia di un alimento basandosi sulle quantità effettivamente consumate di carboidrati. Di conseguenza è il parametro più adatto per calcolare il consumo quotidiano dei vari alimenti. E’ un indice sia di qualità che di quantità dei carboidrati.

Per seguire il più possibile l’andamento circadiano del nostro corpo, e quindi il nostro orologio biologico, l’ideale è distribuire alimenti dal carico glicemico alto la mattina e via via ridurre il carico durante la giornata prediligendo alimenti a basso o nullo carico la sera.

I cibi come frutta, frutta disidratata, marmellate, snack dolci e cereali raffinati ad esempio sono cibi dall’elevato carico glicemico e soggetti non affetti da patologie possono utilizzare tali alimenti prediligendoli al mattino (tra la colazione e la metà mattina). Alimenti invece dal carico glicemico basso o addirittura nullo sono proteine (carne, pesce, uova, formaggi ed affettati), legumi (in particolare piselli, fagiolini, fave e soia) e verdure in genere, alimenti che proprio per questo motivo possono essere inseriti anche nella fascia serale.

Diversi studi scientifici dimostrano come nei pazienti portatori di specifiche patologie il quadro clinico sia nettamente migliorato seguendo un piano alimentare modulando il carico glicemico nella giornata. Ad esempio nei soggetti diabetici di tipo 1 e 2 si è verificato un miglioramento dei markers del controllo glicemico (in particolare dei livelli dell’emoglobina glicata); nei soggetti in cui la motilità intestinale non era ottimale è nettamente migliorata la regolarità, e così via…

Sta poi nella preparazione dell’esperto del caso fornire la giusta strategia alimentare valutando il soggetto posto in esame nel suo complessivo.

 

Castagne

CASTAGNE : PROPRIETÀ ED USI

 

Per secoli considerate “pane dei poveri”, le castagne sono un frutto molto prezioso per le loro proprietà e qualità. Dentro una buccia marrone, grande e resistente, c’è una polpa che ha straordinarie caratteristiche energetiche e nutritive dalla quale si ricava la farina di castagne, sfruttata per una serie di applicazioni, dal pane, ai dolci, ai primi piatti…

Venendo alle proprietà della castagna, c’è da tenere presente, per dare un’idea della ricchezza di questo frutto, che appena 100 grammi di castagne ci regalano il 9% del ferro del quale abbiamo bisogno, il 10% del potassio e il 14% del magnesio. Da qui le qualità della castagna come rimedio naturale per i problemi intestinali, per rafforzare le ossa e i muscoli, per migliorare la circolazione.

A un valore nutrizionale paragonabile a quello del pane integrale, le castagne associano anche Sali minerali importanti come fosforo, vitamine B2 e PP fondamentali per la salute dei tessuti, una buona percentuale di fibre e acido folico, una vitamina in grado di prevenire alcune malformazioni nel feto, motivo per cui le castagne sono un alimento da non trascurare durante la gravidanza e soprattutto tanti carboidrati complessi che le rendono una fonte di energia per l’intero organismo. Tuttavia, è proprio l’alta percentuale di carboidrati che rende le castagne un alimento abbastanza calorico da gustare con moderazione.

Mangiare le castagne può rivelarsi infatti un rimedio naturale utile nei casi di inappetenza o in quelli in cui si richiede un’alimentazione ricostituente. Senza contare che il loro potere energetico le rende perfette per chi pratica sport o svolge lavori particolarmente faticosi.

Il momento migliore della giornata per consumarle non è la sera come è usuale fare, ma al mattino a colazione (circa 2/3 castagne al posto del frutto fresco) o a metà mattina come spuntino (5/6 castagne e un frutto sono un ottimo spuntino).