Osteoporosi

OSTEOPOROSI

L’osteoporosi è un processo di rarefazione e indebolimento della massa ossea, dovuto a decalcificazione e mobilizzazione dei sali di calcio che causa un tessuto scheletrico più fragile e più esposto ad un rischio di fatture spontanee. La frequenza di osteoporosi aumenta in menopausa perché cala la produzione di estrogeni, che normalmente promuovono l’assorbimento del calcio.

Il picco di densità dell’osso si raggiunge a 25 anni, poi diminuisce sempre di più con l’avanzare dell’età. Quindi, è di fondamentale importanza la nostra alimentazione fino ai 25 anni! Le persone che hanno avuto un disturbo del comportamento alimentare da giovani hanno un rischio molto più alto di avere l’osteoporosi in età adulta.

Vediamo quali sono i fattori di rischio:

  • Bassi livelli di Vitamina D ed esposizione solare
  • Fumo
  • Alcool
  • Sale e zuccheri
  • Ipertiroidismo
  • Attività fisica
  • Basso assorbimento intestinale

Come intervenire?

  • Movimento (per rafforzare la massa magra) e ripristino della flora batterica con alimentazione adeguata e fermenti lattici.
  • Assumere adeguate quantità di calcio attraverso: acqua, crucifere, frutta secca come sesamo e mandorle, usare erbe aromatiche come la salvia. Evitare l’eccesso di caffè e proteine!
  • Fare esami del sangue annuali. Importanti nel processo sono il paratormone (in sigla è il PTH e libera calcio dalle ossa), vitamina D (stimola l’assorbimento calcio e fosforo nelle ossa) e calcitonina (contrasta l’azione del PTH), TSH (ormone tiroideo) e la densitometria ossea.

 

 

 

il consumo di sale

IPERTENSIONE PARTE II: IL CONSUMO DI SALE

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un consumo giornaliero di sale inferiore ai 5 grammi (circa 2 grammi di sodio). Come emerge dall’indagine dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare nel nostro Paese il consumo medio giornaliero di sale negli adulti è risultato di 10,6 grammi negli uomini e di 8,2 grammi nelle donne, valori ben superiori a quello raccomandato. Soltanto il 5% degli uomini e il 15% delle donne consuma meno di 5 g di sale al giorno.

Come riportato nel sito del Progetto Cuore – epidemiologia e prevenzione delle malattie ischemiche del cuore – coordinato dall’Istituto superiore di sanità, diminuendo il consumo di sodio a meno di 2 grammi al giorno, si potrebbe ridurre di 8 mmHg la pressione sistolica (massima) e di 4 mmHg la diastolica (minima). Limitare il consumo di sodio porta beneficio alle persone che soffrono di ipertensione arteriosa (compresi coloro che seguono una terapia con farmaci antipertensivi), e mantiene a livelli normali nel corso degli anni coloro che non ne soffrono. La riduzione del consumo di sale nell’alimentazione è raccomandata per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, dell’osteoporosi, dell’obesità, dei tumori allo stomaco, della malattia renale cronica.

In Italia sono state avviate iniziative che vanno nella direzione raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: nel 2009 il ministero della Salute nell’ambito del Programma Guadagnare Salute ha siglato un accordo con i produttori di pane (sia a livello industriale che artigianale) per diminuire il contenuto di sale del 15%. Si tratta di una diminuzione minima che non viene praticamente percepita a livello di gusto, come dimostrato da studi clinici, ma importante per prevenire molti casi di infarto e ictus.

Leggere l’etichetta è fondamentale per tenere sotto controllo la quantità di sale (e di sodio) che si porta in tavola. Inoltre, non è difficile risalire dal contenuto di sale riportato in etichetta a quello di sodio: basta dividere il numero per 2,5. Così, per esempio, un alimento che contiene 2 grammi di sale conterrà 0,8 grammi di sodio.

La menopausa

LA MENOPAUSA

La menopausa non è una malattia ma un momento fisiologico della vita della donna che coincide con il termine della sua fertilità e viene diagnosticata esattamente dopo 1 anno dall’ultima mestruazione.

Già alcuni mesi prima della cessazione delle mestruazioni si osservano alterazioni del ciclo mestruale (mestruazioni ravvicinate e abbondanti oppure più distanziate tra di loro). Nello stesso periodo le ovaie cessano la loro attività e, di conseguenza, diminuisce nel sangue la quantità degli estrogeni, cioè di quegli ormoni prodotti fino allora dalle ovaie.

La diminuzione degli estrogeni può provocare alcuni disturbi e sintomi, vediamo quali sono i più frequenti:

  • vampate di calore;
  • palpitazioni e tachicardia;
  • sbalzi della pressione arteriosa;
  • disturbi del sonno;
  • secchezza vaginale e diminuzione del desiderio sessuale;
  • irritabilità;
  • umore instabile;
  • affaticamento;
  • disturbi della concentrazione e della memoria.

La carenza estrogenica condiziona, insieme all’età, un rallentamento del metabolismo in generale, con aumento dell’appetito e una distribuzione del grasso corporeo “a mela”, cioè a livello della pancia, tipica del sesso maschile, che comporta maggior rischio cardio-vascolare. Inoltre, aumenta l’incidenza dell’osteoporosi.

Tutti questi disturbi possono essere migliorati adottando uno stile di vita sano, con delle piccole accortezze in più per questa fase delicata della vita di una donna. L’alimentazione può dare grandi risultati sul miglioramento del sonno, le vampate e il grasso addominale!

Tempo di asparagi

TEMPO DI ASPARAGI

A fine marzo inizia la stagione degli asparagi, germogli di una pianta erbacea che vanno raccolti ancora teneri appena spuntano dal terreno. Se si ritarda la raccolta diventano legnosi. Anche per questo la loro stagione è breve, a maggio-giugno è già finita. Il resto dell’anno si possono comprare surgelati provenienti dall’estero o coltivati in serra.

Poveri di sodio e ricchi di altri sali minerali (calcio, fosforo, magnesio, potassio), gli asparagi vantano anche riconosciute proprietà diuretiche e depurative. L’alta percentuale di potassio, minerale in grado di favorire la fisiologica regolazione dei liquidi corporei, combinata con la scarsa quantità di sodio, determina complessivamente un effetto anticellulite e un’azione di contrasto della ritenzione idrica.

L’apporto nutritivo si completa poi con il buon contenuto di vitamina C, che aiuta a rafforzare il sistema immunitario e protegge i vasi sanguigni (contenuta particolarmente nella varietà verde) e di acido folico (la vitamina B9).

Si possono distinguere 4 categorie di asparagi:
– bianchi (o di Bassano), in quanto coltivati nascosti da fonti di luce,
– verdi, che germogliano all’aperto (da cui il colore della clorofilla),
– violetti, originariamente bianchi ma con le punte che bucano il rifugio sotterraneo esponendosi così al sole per colorarsi,
– selvatici, di forma sottile e colore verde uniforme, che crescono spontanei.

Curiosità: perché dopo aver mangiato gli asparagi, l’urina ha un cattivo odore? Niente da temere, non è un sintomo di problemi di salute bensì solo l’effetto di un particolare amminoacido, l’asparagina, che metabolizzato viene trasformato in solforati che danno il caratteristico odore più forte.

Condimenti

CONDIMENTI

Oggi parliamo di condimenti! L’abuso di condimenti non è mai consigliato, ma imparare a gestirli e a conoscerli può esserci d’aiuto per rendere ancora più funzionale ed ottimale la nostra alimentazione. Di seguito vediamo i più utilizzati nelle nostre cucine con le relative proprietà.

  • L’olio di semi di girasole è caratterizzato da elevate percentuali di acidi grassi insaturi (grassi buoni) e modesti contenuti di saturi (grassi cattivi). In particolare, è molto ricco di acido linoleico utile per tenere sotto controllo colesterolo e trigliceridi e ottimo contenuto di vitamina E che ha potere antiossidante. È sconsigliato il suo utilizzo nella cottura e nella frittura, a meno che non si tratti dell’olio di semi di girasole alto oleico che ha un punto di fumo più alto.
  • L’olio di lino contiene un’ottima quantità di omega 3 (acidi grassi essenziali con proprietà antiossidanti), mucillagini (che aiutano le funzioni intestinali) e altre sostanze tra cui la vitamina E; contribuisce ad abbassare il colesterolo e proteggere dalle malattie cardiovascolari. L’olio di semi di lino va utilizzato sempre a crudo, infatti è molto sensibile, a contatto con la luce e in ambienti caldi irrancidisce; una volta aperto va conservato in frigorifero.
  • L’olio extravergine di oliva oltre a contenere anch’esso vitamina E ed acidi grassi insaturi, contiene vitamina K (potere antiemorragico), minerali tra cui potassio, sodio, ferro e zinco e diversi tipi di caroteni e clorofille che contribuiscono alla classica colorazione dell’olio. Ha la capacità di abbassare il colesterolo totale e di innalzare la quantità di colesterolo HDL (colesterolo buono); diminuisce la possibilità di infarto cardiaco e la pressione arteriosa ed è in grado di ridurre il rischio di diabete 2.
  • L’aceto è utile per conservare e insaporire pietanze e di recente si è scoperto che fa anche bene alla salute se usato con moderazione: infatti l’acido acetico riduce l’assorbimento del glucosio da parte dell’organismo. La tipologia più famosa di aceto è l’aceto di vino ed è prodotto da vino rosso o bianco fatto maturare per almeno 2 anni.
  • L’aceto balsamico è prodotto tramite la fermentazione del mosto d’uva sottoposto a un processo di concentrazione a fuoco diretto, ed è ricchissimo di zuccheri (quindi attenzione a non esagerare!!).
  • L’aceto di mele si usa per insaporire cibi ma anche per favorirne la digeribilità; è un alimento depurativo, fa bene allo stomaco, ripulisce pelle, vie urinarie e sangue.

 

Insomma, la scelta è ampia basta saper scegliere bene e non esagerare!

Biologico

BIOLOGICO…VERITA’ o ESAGERAZIONE?

In questi anni si sta diffondendo sempre più la tendenza a comprare “bio”…ma cosa vuol dire cibo biologico?

Il termine “agricoltura biologica” indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).

Agricoltura biologica significa sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Per salvaguardare la fertilità naturale di un terreno gli agricoltori biologici utilizzano materiale organico e, ricorrendo ad appropriate tecniche agricole, non lo sfruttano in modo intensivo.

Per quanto riguarda i sistemi di allevamento, si pone la massima attenzione al benessere degli animali, che si nutrono di erba e foraggio biologico e non assumono antibiotici, ormoni o altre sostanze che stimolino artificialmente la crescita e la produzione di latte. Inoltre, nelle aziende agricole devono esserci ampi spazi perché gli animali possano muoversi e pascolare liberamente.

Nelle confezioni alimentari potete trovare questi simboli, o similari, a indicare la presenza di materie a coltivazione biologica:


bio 1

 

 

Quindi comprare frutta, verdura, carne o pesce biologico è un ottima scelta, ma attenzione!

Quando non comprate materie prime ma cibi composti (biscotti, fette biscottate,….)non è solo importante che siano BIO  ma anche che non contengano additivi, zuccheri o grassi! Vi faccio un esempio: se comprate le fette biscottate BIO, vuol dire che il frumento usato è biologico ma ciò non toglie che possano contenere olio di palma dannoso per il nostro organismo o moltissimi zuccheri altrettanto dannosi per la salute.

Questo vuol dire che quando entrate al negozio biologico o al supermercato non guardate solo la scritta BIO ma leggete sempre l’etichetta!

Altro problema è il costo: moltissimi prodotti costano parecchio e se pensiamo a famiglie numerose un’alimentazione puramente biologica inciderebbe a livello economico. La coltivazione biologica purtroppo, proprio perché non fa uso di sostanze chimiche, presenta molte perdite che vanno a gravare sul costo finale; se a questo aggiungiamo che la domanda è ancora bassa ne viene che al consumatore mangiare biologico è oneroso. Sicuramente la richiesta aumenterà sempre più negli anni e questo farà si che il costo finale cali.

Nel frattempo cercate di comprare più biologico che potete, rivolgendovi anche a contadini o allevatori della zona che vi possano garantire il tipo di trattamento adottato ma sempre consapevoli che non dovete fermarvi alle apparenze!

Buona spesa a tutti!

 

 

Curcuma

CURCUMA (2 parte)

COME UTILIZZARE LA CURCUMA

Assumere 2-4g di curcuma al giorno non provoca in genere effetti indesiderati e non sono note controindicazioni. Tuttavia, se assunta in eccesso, può irritare lo stomaco. Occorre sempre considerare la sensibilità individuale.

La curcuma abbinata alle sostanze giuste viene assimilata meglio e potenzia le sue proprietà. Può essere assunta insieme al pepe nero oppure al tè verde per facilitarne l’assorbimento. La stessa funzione della piperina è svolta anche dalla bromelina dell’ananas (un enzima antinfiammatorio presente soprattutto nel gambo). Anche l’abbinamento a qualche grasso facilita l’assimilazione dei suoi principi attivi. I grassi buoni e, in particolare, gli Omega 3 fanno assorbire la curcumina più velocemente. La curcumina è infatti liposolubile, cioè ha bisogno di un grasso per sciogliersi e venire assimilata. Vanno bene l’olio di semi di lino, il salmone, l’avocado, le noci e i semi di chia. Ottimo anche l’olio extravergine d’oliva ricco di grassi buoni. Anche la quercetina potenzia la sua azione. È contenuta nei capperi, nelle mele, nell’uva nera, nella cipolla rossa, in sedano e agrumi.

Bastano 2 cucchiaini da tè di curcuma, aggiunti a zuppe, riso, ragù vegetali, pesce, frullati per fare scorta della giusta dose quotidiana di antiossidanti. Quando si adopera la curcuma in cucina, bisogna sempre stare attenti al calore, perché ne riduce le virtù: è bene non sottoporla a cotture prolungate e ad alte temperature che la impoveriscono, deteriorandone i principi attivi. Da aggiungere solo alla fine della preparazione, stemperandola in poca acqua tiepida. La curcuma è ottima anche per la realizzazione di creme dolci, budini, gelati e nell’impasto di torte, biscotti e dolci da forno.

Il golden milk o latte d’oro alla curcuma è una bevanda realizzata con pochi ma salutari ingredienti che vale la pena di provare per i suoi numerosi benefici. Aggiungendone un pizzico a una tazza di latte vegetale dolcificato con miele e olio di mandorle, è ottimo come antireumatico e disintossicante.

Poiché si utilizza non solo per dare sapore ai piatti, ma anche e soprattutto per sfruttarne i principi attivi, è bene porre attenzione nella scelta della qualità, optando, sia per la versione fresca che per quella in polvere, alla curcuma biologica, garanzia di integrità e qualità della materia prima.

Nella maggior parte dei casi, l’assunzione di curcuma non comporta rischi o effetti collaterali. Tuttavia, bisogna stare molto attenti a non esagerare, onde evitare nausea, acidità gastrica, meteorismo e dissenteria. È sconsigliata nelle persone che stanno facendo terapia farmacologica anticoagulante, nelle donne in gravidanza o durante l’allattamento, in chi ha calcoli biliari e danni alla cistifellea.

Curcuma

CURCUMA

La curcuma appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae e comprende 80 specie tra le quali quella più utilizzata in alimentazione e in fitoterapia è la Curcuma longa. Il sapore è molto volatile mentre il colore si mantiene inalterato nel tempo. Per questo motivo la curcuma è una sostanza che viene largamente impiegata nel ramo alimentare come colorante, (inci: E 100) di molti alimenti come formaggio, yogurt, mostarda, brodi in scatola e altri prodotti che vengono spesso colorati con derivati della curcuma. Viene utilizzata anche per la tintura delle stoffe, la colorazione della carta, e il make-up delle donne indiane.

Pianta erbacea perenne, che raggiunge un’altezza massima di circa 1m, nasce spontanea in Asia meridionale, dall’India alla Malesia, in regioni a clima tropicale. La curcuma viene chiamata anche “zafferano delle Indie” in merito al suo colore giallo brillante. Grazie a questa vivacità cromatica, la pianta è considerata simbolo di ricchezza, di abbondanza e di buon augurio.

La parte fitoterapica e alimentare è il rizoma che si trova sottoterra, che non è la radice ma il fusto sotterraneo che si è modificato e una volta raccolto, bollito ed essiccato si può trasformare nella famosa polvere gialla arancione chiamata “curcuma in polvere”.

Per le sue proprietà benefiche e curative la curcuma è tradizionalmente impiegata nella medicina tradizionale cinese, in particolare come integratore alimentare per contrastare i processi infiammatori all’interno dell’organismo. La pianta è conosciuta da sempre per l’azione depurativa, stimola la produzione di bile da parte del fegato e favorisce lo svuotamento della colecisti, aumentando l’afflusso di bile nel duodeno e scongiurando la formazione di calcoli biliari. Riconosciuta anche come potente antiossidante in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi, responsabili dei processi di invecchiamento e di danneggiamento delle membrane delle cellule che compongono il nostro organismo. A livello topico la curcuma svolge un’azione cicatrizzante. In India infatti viene applicato il rizoma sulla cute per curare ferite, scottature, punture d’insetti e malattie della pelle.

Il principio attivo più importante è la curcumina, che recenti studi hanno dimostrato avere proprietà antitumorali. Questo principio attivo conferisce alla curcuma anche un’azione antinfiammatoria e analgesica, e per questo motivo è impiegata efficacemente nel trattamento di infiammazioni, dolori articolari, artrite e artrosi.

LA SALUTE DELLO STOMACO

Pensiamo al benessere del nostro stomaco solo quando ci manda dei segnali inequivocabili e ripetuti: bruciori, gonfiori, difficoltà digestive. Tuttavia, con qualche accorgimento possiamo mantenerlo in perfetta efficienza, per tutta la vita.

Prima regola è mangiare con calma; se si mangia in fretta si rischia di mangiare di più, perché non si fa in tempo ad avvertire che lo stomaco è sufficientemente pieno. Ogni boccone dovrebbe essere masticato a lungo, in questo modo raggiunge lo stomaco ben sminuzzato e intriso di saliva, la quale avrà già svolto un lavoro importante di predigestione.

Bere poco durante i pasti per non allungare i tempi digestivi; invece bere abbondantemente durante tutta la giornata, fino a mezz’ora prima del pasto.

Attenzione alla combinazione dei cibi: la presenza di verdure crude e cotte favorisce la digestione di ogni altri tipo di alimenti. I lipidi, come olio o burro, rallentano la digestione e l’assorbimento, ma se vengono usati crudi non rendono più difficoltosa la digestione stessa.

Chi soffre di bruciori di stomaco dovrebbe ridurre al massimo l’uso dell’aceto e eventualmente anche quello del vino.

In fase di gastrite acuta rinunciare totalmente alle bevande gassate e zuccherate, ai cibi speziati, caffè, tè e ridurre molto il consumo di carne, salumi, formaggi specie se stagionati o erborinati.

Anche la nostra psiche partecipa ad ogni nostro atto o decisione ed influisce in modo notevole sulla nostra salute. Quando sediamo a tavola dovremmo lasciare rabbie, preoccupazioni e ogni tipo di pensiero negativo fuori dalla porta.

STRESS E CONFLITTI EMOZIONALI