Tisane e infusi

TISANE & INFUSI

DIFFERENZA TRA INFUSI E TISANE

L’inverno si sa, porta a ridurre il senso di sete proprio per l’abbassarsi delle temperature, quindi quale metodo migliore per bere di più se non tisane e infusi caldi? Proprio per questa ragione è importante capire quali siano le caratteristiche di queste bevande e il modo migliore per valorizzarle utilizzando il giusto metodo. Andiamo dunque alla scoperta della differenza tra infusi e tisane, cercando di imparare insieme come possono essere utili al nostro benessere.

La principale differenza tra infuso e tisana riguarda gli ingredienti che, sminuzzati, vanno messi in infusione in acqua calda.

Gli ingredienti dell’infuso, infatti, derivano tutti da una stessa pianta e comprendono fiori e foglie della stessa. A questa categoria appartengono quindi, tè, camomilla, rooibos e anche il Karkadè, famoso per le preziose proprietà antiossidanti e ricavato esclusivamente dai petali sminuzzati dei bellissimi e profumati fiori rossi dell’Ibisco.

Se l’infuso è una bevanda che può avere degli effetti benefici sull’organismo, caratteristica principale della tisana è proprio la possibilità di somministrare i principi attivi di diverse piante attraverso la bevanda. Si tratta infatti di un’infusione benefica costituita da una miscela di al massimo sei piante officinali che vengono sminuzzate, immerse in acqua bollente e lasciate in infusione. Una tisana, per risultare efficace, è solitamente composta in maniera molto specifica: vi troveremo quindi una pianta principale che fornisce il principio attivo benefico, alla quale vengono abbinate una o più piante che facilitano l’assorbimento della componente principale aumentandone l’effetto positivo.

L’ideale sarebbe assumere queste bevande al naturale, ma può sorgere la necessità di addolcire il sapore del nostro preparato. Per fare questo un prezioso alleato in questo senso è il miele. Esso infatti ha di per sé effetti benefici quali l’aiuto della diuresi, la protezione dell’apparato digerente, l’aumento della resistenza sotto sforzo e l’azione disintossicante.

Vitamina c e sistema immunitario

VITAMINA C & SISTEMA IMMUNITARIO

 

Il sistema immunitario ha la funzione di proteggerci da infezioni e malattie ed è incredibilmente complesso. Per funzionare correttamente, richiede equilibrio e armonia ed è fortemente influenzato dai principi nutritivi che assorbiamo dalla nostra dieta. La vitamina C è uno dei principi nutritivi considerati essenziali nei mesi invernali, specialmente in relazione con il raffreddore. La mancanza di vitamina C causa una resistenza minore ad alcuni agenti patogeni, mentre scorte maggiori rafforzano molte delle funzioni del sistema immunitario. La ricerca conferma infatti che le quantità di vitamina C nel plasma e nei globuli bianchi diminuiscono in caso di infezioni e stress. La vitamina C è inoltre un antiossidante estremamente efficace.

La vitamina C è presente in generale, in tutti i tipi di frutta e di verdura crudi. È facilmente ossidabile e molto sensibile alla luce e al calore, dunque con la cottura si perde.

È risaputo che tutti gli agrumi sono ricchissimi di vitamina C; essa, però, è facilmente ossidabile e dunque se le arance vengono spremute, il succo va consumato subito; non ha alcun senso, per esempio, preparare una bella spremuta la sera per consumarla il mattino a colazione; si rischierebbe di bere un succo quasi completamente privo di nutrienti.

Le altre principali fonti di vitamina C sono kiwi, che ne sono ancora più ricchi delle arance; 100 grammi di kiwi contengono infatti 85 mg di vitamina C, contro i 50 mg di vitamina C contenuta in 100 grammi di arance; inoltre patate, fragole, che ne contengono una quota leggermente superiore alle arance, verdura a foglia verde (rucola, lattuga, spinaci…), peperoncini, soprattutto quelli piccanti, e peperoni, fave, piselli e pomodori.

Lenticchie e loro proprietà

LENTICCHIE E LE SUE PROPRIETÀ

Chi di noi non ha ricevuto una cesta natalizia contenente delle lenticchie? E allora vediamone allora le proprietà, i benefici e soprattutto l’utilizzo ideale in cucina.

Non solo un simbolo di fortuna e ricchezza, come vuole la tradizione popolare, le lenticchie sono anche ricche di proprietà nutritive importanti per la salute. Ricche di proteine vegetali, contengono anche molti carboidrati, tante fibre, molte vitamine, soprattutto A, B1, B2, C, PP, sali minerali come calcio, potassio e ferro e pochissimi grassi. Proprio per l’alto contenuto proteico, le lenticchie vengono considerate una valida alternativa a un secondo a base di carne, pesce, uova o formaggio. Perfette inoltre anche come primo piatto, da consumare insieme alla pasta e al riso: questo abbinamento rende più facile l’assimilazione delle proteine e diventa un vero e proprio piatto completo dal punto di vista nutrizionale.

E non è ancora tutto: le lenticchie sono tra i legumi dotati della più efficace azione antiossidante. L’elevato contenuto di fibre permette invece di regolarizzare l’attività dell’intestino e mantenere sotto controllo il colesterolo. Inoltre, lo scarso contenuto di grassi di tipo insaturo rende le lenticchie un alimento perfetto per la prevenzione di alcune patologie cardiovascolari.

In alcune persone, il consumo di legumi può causare effetti spiacevoli come flatulenza, gonfiore e diarrea. Secondo una ricerca, i legumi potrebbero essere responsabili della formazione dei calcoli renali, pertanto le persone che già soffrono di calcoli non dovrebbero consumarli in abbondanza.

Per riprenderci dalle abbuffate natalizie allora possiamo sfruttare le lenticchie in abbinamento ad esempio alla pasta da consumare a pranzo per poi concederci qualche cena detossificante a base di minestroni o sole verdure in genere!

 

TIPI DI FARINE

La farina è ovviamente il prodotto che si ricava dalla macinazione dei cereali o di altri prodotti e ne esistono differenti tipi distinguibili innanzitutto per la granulometria, quindi la dimensione dei “granelli” e per i contenuti nutrizionali: amido, proteine, minerali e fibra alimentare e quindi anche per la diversa qualità nutrizionale e tecnologica. Anche le caratteristiche visive sono diverse, la farina 00 è bianca mentre le altre farine hanno un colore gradualmente più scuro.

Cerchiamo di fare chiarezza e capiamo cosa in realtà distingue la farina 00 dalla farina tipo 2.

Farina 00: Questa è la farina più raffinata in assoluto. In questa farina vengono eliminate tutte le parti migliori del grano a livello nutrizionale. Nella farina 00 infatti vengono eliminati la crusca, ricca di fibre ed il germe del grano, ricco di vitamine, sali minerali e amminoacidi, tutto questo per rendere la farina più bianca e più facilmente lavorabile. Tutto ciò che resta è l’amido (carboidrati semplici) e poche proteine (glutine). L’apporto nutrizionale all’organismo è molto basso anzi, in qualche modo la farina 00 contribuisce all’aumento della glicemia.

Farina 0: Leggermente meno raffinata della precedente ma che comunque è stata privata di gran parte dei suoi principi nutritivi.

Farina Tipo 1: Attraverso la macinazione in pietra viene macinato l’intero chicco senza eliminare nessuna parte. Attraverso un passaggio definito abburattamento, cioè un’operazione di setaccio, la farina viene separata in base alle dimensioni dei “granuli”. La farina tipo 1 contiene un maggiore quantitativo di crusca e di germe del grano, le parti più ricche di sostanze nutritive.

Farina Tipo 2: Conosciuta anche come farina “semi-integrale” è una farina caratterizzata da granuli di grosse dimensioni e un maggiore quantitativo di componenti fibrose e germe del seme rispetto alle precedenti. E’ una farina che presenta ottime caratteristiche nutrizionali ed è più facile da lavorare rispetto alla farina integrale. Un buon compromesso per una panificazione naturale.

Farina integrale: Senz’altro è la migliore a livello nutrizionale, specialmente se macinata a pietra, poiché le macine lavorando a bassa velocità non surriscaldano la farina, lasciando intatte tutti principi nutritivi. La farina integrale contiene l’intero chicco in tutte le sue parti, amido, crusca e germe del grano ed è per questo un alimento completo.

Sicuramente a livello nutrizionale vincono le farine tipo 1, tipo 2 e integrale. Le farine tipo 1 e tipo 2 sono ottime per la produzione di pane, pizza, dolci, prodotti da forno… ed una delle caratteristiche tipiche dei prodotti realizzati con queste farine è una maggiore idratazione dell’impasto, un forte bouquet di profumi, un sapore inconfondibile ed una maggiore conservabilità.

Purtroppo ormai per tanto tempo i nostri palati sono stati assuefatti a sapori troppo raffinati ma si può rimediare, cominciando ad utilizzare, o meglio, riutilizzare le farine di una volta! Il nostro consiglio, se non le avete mai provate è quello di cominciare a sperimentare utilizzando una miscela di diverse farine, a mano a mano utilizzarle in purezza.

Il carico glicemico

CARICO GLICEMICO

Oggi parleremo di CARICO GLICEMICO

Il carico glicemico degli alimenti è un parametro molto utilizzato dagli esperti del settore della nutrizione in quanto valuta l’effetto sulla glicemia di un alimento basandosi sulle quantità effettivamente consumate di carboidrati. Di conseguenza è il parametro più adatto per calcolare il consumo quotidiano dei vari alimenti. E’ un indice sia di qualità che di quantità dei carboidrati.

Per seguire il più possibile l’andamento circadiano del nostro corpo, e quindi il nostro orologio biologico, l’ideale è distribuire alimenti dal carico glicemico alto la mattina e via via ridurre il carico durante la giornata prediligendo alimenti a basso o nullo carico la sera.

I cibi come frutta, frutta disidratata, marmellate, snack dolci e cereali raffinati ad esempio sono cibi dall’elevato carico glicemico e soggetti non affetti da patologie possono utilizzare tali alimenti prediligendoli al mattino (tra la colazione e la metà mattina). Alimenti invece dal carico glicemico basso o addirittura nullo sono proteine (carne, pesce, uova, formaggi ed affettati), legumi (in particolare piselli, fagiolini, fave e soia) e verdure in genere, alimenti che proprio per questo motivo possono essere inseriti anche nella fascia serale.

Diversi studi scientifici dimostrano come nei pazienti portatori di specifiche patologie il quadro clinico sia nettamente migliorato seguendo un piano alimentare modulando il carico glicemico nella giornata. Ad esempio nei soggetti diabetici di tipo 1 e 2 si è verificato un miglioramento dei markers del controllo glicemico (in particolare dei livelli dell’emoglobina glicata); nei soggetti in cui la motilità intestinale non era ottimale è nettamente migliorata la regolarità, e così via…

Sta poi nella preparazione dell’esperto del caso fornire la giusta strategia alimentare valutando il soggetto posto in esame nel suo complessivo.

 

Castagne

CASTAGNE : PROPRIETÀ ED USI

 

Per secoli considerate “pane dei poveri”, le castagne sono un frutto molto prezioso per le loro proprietà e qualità. Dentro una buccia marrone, grande e resistente, c’è una polpa che ha straordinarie caratteristiche energetiche e nutritive dalla quale si ricava la farina di castagne, sfruttata per una serie di applicazioni, dal pane, ai dolci, ai primi piatti…

Venendo alle proprietà della castagna, c’è da tenere presente, per dare un’idea della ricchezza di questo frutto, che appena 100 grammi di castagne ci regalano il 9% del ferro del quale abbiamo bisogno, il 10% del potassio e il 14% del magnesio. Da qui le qualità della castagna come rimedio naturale per i problemi intestinali, per rafforzare le ossa e i muscoli, per migliorare la circolazione.

A un valore nutrizionale paragonabile a quello del pane integrale, le castagne associano anche Sali minerali importanti come fosforo, vitamine B2 e PP fondamentali per la salute dei tessuti, una buona percentuale di fibre e acido folico, una vitamina in grado di prevenire alcune malformazioni nel feto, motivo per cui le castagne sono un alimento da non trascurare durante la gravidanza e soprattutto tanti carboidrati complessi che le rendono una fonte di energia per l’intero organismo. Tuttavia, è proprio l’alta percentuale di carboidrati che rende le castagne un alimento abbastanza calorico da gustare con moderazione.

Mangiare le castagne può rivelarsi infatti un rimedio naturale utile nei casi di inappetenza o in quelli in cui si richiede un’alimentazione ricostituente. Senza contare che il loro potere energetico le rende perfette per chi pratica sport o svolge lavori particolarmente faticosi.

Il momento migliore della giornata per consumarle non è la sera come è usuale fare, ma al mattino a colazione (circa 2/3 castagne al posto del frutto fresco) o a metà mattina come spuntino (5/6 castagne e un frutto sono un ottimo spuntino).

Torta soffice di mele

TORTA SOFFICE DI MELE

Se nelle puntate scorse abbiamo parlato delle proprietà delle mele, ecco a voi una ricetta facile ma gustosa per riempire le vostre colazioni: la torta di mele soffice con yogurt!

 

Partiamo dagli ingredienti:

  • 4 mele royal gala o renette
  • 300 gr farina integrale
  • 2 uova
  • 200 gr zucchero integrale o 80gr succo agave
  • 100ml olio di semi
  • 125 gr yogurt alla vaniglia (o yogurt di soia)
  • Una bustina lievito per dolci
  • Cannella a piacere

Procedimento:

In una ciotola sbattere uova, zucchero, olio, yogurt e in seguito inserire la farina setacciata col lievito. Mescolare bene per ottenere una consistenza morbida ma non liquida. Preriscaldare il forno a 180°C modalità statico. Tagliare a cubetti due mele e inserirle nel composto appena formato insieme alla cannella, stendere l’impasto nella tortiera e disporvi le mele restanti a fette. Infornare per 30-40 minuti.

Buona colazione!

I trigliceridi

TRIGLICERIDI

I trigliceridi sono i principali componenti del tessuto adiposo, nel quale vengono accumulati in diverse quantità, all’interno degli adipociti delle particolari cellule.

Non sono pertanto, se non in eccesso, un “nemico” del nostro organismo, anzi: oltre a rappresentare una fondamentale riserva energetica, i trigliceridi possono fungere anche da isolante termico, andando a creare una vera e propria barriera naturale contro le basse temperature. Naturalmente, se i livelli di trigliceridi sono molto alti o molto bassi, lo scenario può cambiare anche drasticamente…un livello ottimale di trigliceridi va tra i 50 e i 200 mg/dl. Ne consegue che si parlerà rispettivamente di ipotrigliceridemia e di ipertrigliceridemia se i valori sono inferiori o superiori al range di cui sopra. Conoscere la concentrazione dei trigliceridi nel sangue è molto importante poichè è un indicatore utile per poter stabilire il rischio cardiovascolare di un individuo. Spesso un livello di trigliceridi alti può essere associato a una maggiore probabilità di andare incontro a malattie come la trombosi o le coronapatie.

La condizione di ipertrigliceridemia può essere attenuata e migliorata anche in misura significativa attraverso alcuni rimedi basilari, come la correzione del sovrappeso e dell’obesità, la riduzione del livello di alcol (o l’azzeramento dello stesso), la riduzione del consumo di zuccheri semplici, la limitazione dell’apporto calorico, il consumo di pesce almeno 2 volte la settimana (e in almeno altre 2 volte l’assunzione di legumi per poter sostituire la carne), la limitazione del consumo di cibi ricchi di grassi saturi, la riduzione dei grassi idrogenati, il mantenimento di un elevato livello di consumo di alimenti ricchi di antiossidanti.

È infine consigliabile cercare di promuovere l’esercizio fisico, e in particolar modo quello legato al picco glicemico post pranzo: una pedalata o una passeggiata tra le due e le tre ore dopo il pasto principale può infatti essere un vero e proprio toccasana.

Il porro

IL PORRO : PROPRIETA’ ED USI

Come la cipolla, il porro è conosciuto nella cucina mediterranea da diversi secoli e il suo gusto più dolce lo rende indicato per alcune ricette tipiche. È un buon serbatoio di sali minerali in particolare ferro, calcio, magnesio e potassio, oltre che di vitamina A, C, K e fibre, ottimo quindi per attivare le funzioni depurative dell’organismo. Data la presenza di fibre inoltre, il porro possiede doti dolcemente lassative ed è un vero e proprio alleato dell’intestino. Inoltre, poiché questo ortaggio è ipocalorico, il suo consumo è spesso consigliato a chi segue un regime dietetico controllato.

Per conservare al meglio le sue proprietà andrebbe consumato crudo, ad esempio in pinzimonio o sminuzzato all’interno di insalate o mix di verdure. Spesso invece si utilizza cotto per preparare risotti, vellutate, minestroni, tortini o frittate.

Ecco una ricetta veloce a base di porro da consumare anche a cena, quando vogliamo recuperare da qualche sgarro di troppo:

Ingredienti:

2 porri a testa circa
1 cipolla
brodo vegetale
sale
olio

Pulire i porri e tagliarli a fettine sottili, scaldare l’olio e imbiondire la cipolla, poi gettare i porri e farli rosolare bene (più sono rosolati più avranno sapore) poi quando sono morbidi versare il brodo fino ad un quantitativo adeguato (es. per due 600 ml va bene) e lasciare bollire lentamente per circa 20 minuti, regolare di sale se necessario e servire bella calda!

Buon appetito!

Anemia

ANEMIA

L’anemia è una condizione in cui il numero di globuli rossi non è sufficiente a trasportare abbastanza ossigeno da soddisfare i bisogni dei diversi tessuti e organi del corpo. In realtà esistono diverse forme di questo disturbo, ciascuna causata da fattori diversi. Anche la sua gravità può variare molto, passando dai casi di lieve entità a quelli molto gravi. Esistono diversi modi per definire la malattia, fra cui osservare i valori di emoglobina, di ematocrito, di ferro e ferritina. La riduzione dell’emoglobina può essere un problema temporaneo o cronico. In generale è più esposto al rischio di anemia chi soffre di carenze vitaminiche (in particolare di vitamina B12, C o di acido folico), di disturbi intestinali (celiachia inclusa), di mestruazioni troppo abbondanti, di malattie croniche come l’insufficienza epatica o renale e chi ha familiari che soffrono dello stesso problema. Durante la gravidanza è più facile andare incontro a un’anemia da carenza di ferro. Livelli ridotti di globuli rossi possono essere associati a problemi nella loro produzione (come nel caso dell’anemia aplastica) o nella loro degradazione (anemie emolitiche), a emorragie, a difetti genetici (come l’anemia falciforme e le talassemie) o ad altre malattie. L’anemia può essere inizialmente asintomatica, ma l’aggravarsi del problema porta alla comparsa di sintomi come stanchezza, pallore, battiti cardiaci irregolari o accelerati, affanno respiratorio, dolori al petto, vertigini, problemi cognitivi, mani e piedi freddi e mal di testa. Molti tipi di anemia non sono prevenibili con lo stile di vita. In alcuni casi è invece possibile ridurre la probabilità di sviluppare la malattia seguendo un’alimentazione ricca di vitamine e di ferro. Buone fonti di acido folico sono gli agrumi, le banane, le verdure a foglia verde, i legumi e i prodotti a base di cereali fortificati. La vitamina B12 è presente nella carne e nei latticini e si trova in alcuni derivati dei cereali e della soia fortificati. La vitamina C, utile perché aiuta ad assorbire il ferro, si trova negli agrumi, nel melone e nei frutti di bosco (aggiungere qualche goccia di succo di limone negli alimenti aiuta proprio a migliorare l’assimilazione di ferro!). Infine il ferro può essere assunto con la carne, i legumi, i cereali fortificati, i vegetali a foglia verde scura, il cioccolato, la frutta secca e la frutta essiccata.