Il Rosmarino

IL ROSMARINO

In epoca medievale, il rosmarino veniva utilizzato soprattutto per la costruzione di amuleti magici per scacciare i demoni e costruire pettini contro la calvizie, inoltre lo si usava per allontanare le tarme. Successivamente s’iniziò a bruciarlo per purificare le stanze dei malati di peste e s’iniziò a prendere in considerazione il rosmarino per curare mal di testa e stati d’animo depressivi. Una volta scoperte le proprietà antisettiche del rosmarino, lo si usò per marinare la carne nonché per insaporirla.

Il rosmarino è uno tra i più classici aromi usati nella nostra cucina tradizionale, ottimo per insaporire qualsiasi pietanza, dalle patate, ai legumi. In realtà il rosmarino esercita sull’organismo un’azione stimolante e fortificante. Agisce efficacemente in condizioni di affaticamento fisico e mentale ed è quindi indicato nei periodi di superlavoro o dopo una lunga malattia. Queste sue proprietà ne fanno un rimedio molto adatto anche per bambini e ragazzi. È antisettico, antiparassitario e antibatterico e svolge un’efficace azione preventiva anche in caso di malattie infettive.
La pianta possiede spiccate proprietà digestive, aromatiche e carminative che favoriscono l’espulsione dei gas intestinali. Risulta quindi un efficace rimedio per tutti quei disturbi legati a scompensi digestivi, anche in caso di flatulenza. È indicato inoltre nel reflusso esofageo. Per la sua azione vermifuga, viene utilizzato anche nel trattamento contro gli ascaridi, un tipo di parassiti dell’intestino.

In fitoterapia può essere usato come infuso o decotto ed è utilizzato come depurativo del fegato e come tonico e digestivo. Per questa ragione viene inserito nella composizione di tisane disintossicanti insieme al tarassaco e alla bardana.

L’infuso, unito all’acqua del bagno ha un eccellente effetto stimolante e secondo alcuni avrebbe anche un potere afrodisiaco se mescolato alla menta ed alla salvia.

Per uso esterno, i risciacqui sono efficaci contro il mal di denti, per i dolori reumatici ed il mal di testa. I cataplasmi delle foglie tritate e riscaldate in un olio vegetale sono ottime per le contusioni e le slogature. Usato per risciacquare i capelli, stimola i follicoli piliferi alla ricrescita e previene le calvizie precoce e l’alopecia.

Come prevenire la sindrome metabolica

PREVENIRE LA SINDROME METABOLICA

Trattare uno dei fattori di rischio della sindrome metabolica è già difficile, ma occuparsi di ognuno di essi potrebbe sembrare impossibile; tuttavia un cambiamento drastico dello stile di vita e, in alcuni casi, i farmaci o gli integratori possono migliorare i fattori della sindrome metabolica.

I principali punti su cui impostare la terapia sono:

  • Esercizio fisico: fare movimento regolare, moderato e costante. Si raccomandano 150 minuti di attività a settimana o 30-40 minuti consecutivi al giorno lontano dai pasti.
  • Raggiungere il peso ideale: perdere anche solo dal 5% al 10% del peso corporeo può ridurre i livelli di insulina e la pressione sanguigna.
  • Mangiare sano: limitare i grassi non salutari a favore dell’olio extra vergine di oliva, consumare regolarmente frutta e verdura, almeno 3 volte a settimana pesce, preferire cereali integrali ed evitare i carboidrati raffinati. Evitare gli alimenti conservati, ridurre il consumo di sale e sperimentare spezie e erbe.
  • Smettere di fumare: fumare sigarette aumenta la resistenza all’insulina e peggiora le conseguenze sulla salute della sindrome metabolica. Parlate con il vostro medico se avete bisogno di aiuto per superare quest’abitudine.
  • Programmare regolari visite di controllo, controllare la pressione sanguigna, il colesterolo ed i livelli della glicemia a intervalli regolari. Effettuare ulteriori modifiche dello stile di vita, se i numeri stanno andando nella direzione sbagliata

Si possono prescrivere integratori in modo tale da aiutare il corpo ad abbassare inizialmente i fattori di rischio, ma poi con la perdita di peso e un corretto stile di vita non saranno più necessari!

Prevenire la sindrome metabolica è possibile: uno stile di vita sano è un impegno permanente, controllare con successo la sindrome metabolica richiede quindi uno sforzo a lungo termine ma sentirsi bene e in salute ripaga di tutte le piccole rinunce!

I mirtilli

I MIRTILLI

I MIRTILLI generalmente crescono nelle zone montane, in particolare nei boschi. Come riconoscerli? Sono dei piccoli arbusti, alti circa 60 cm. La loro fioritura avviene in primavera e si distinguono in tre differenti specie: mirtillo nero, rosso e blu. Secondo diversi studi scientifici, queste piccole bacche sarebbero dotate di un enorme quantitativo di sostanze antiossidanti, in quanto contengono una serie di vitamine dotate di questa capacità (come la vitamina C) ma soprattutto per la presenza delle antocianine che rafforzano il tessuto connettivo che sostiene i vasi sanguigni e ne migliorano l’elasticità ed il tono.

Numerosi studi hanno mostrato che le antocianine presenti nei mirtilli hanno proprietà antitumorali, soprattutto sono utili in fase preventiva anche grazie alla capacità di agire sul sistema immunitario aiutandolo nella sua attività di difesa. Il mirtillo ha ottime proprietà antinfiammatorie, soprattutto se ad essere infiammato è l’intestino. Viene infatti spesso consigliato in caso di diarree o ulcere proprio per la sua capacità di agire anche sull’attività enzimatica dell’intestino sgonfiando, sfiammando e contribuendo alla sua regolare motilità.

I mirtilli vengono spesso consigliati a chi soffre di problemi venosi: gambe gonfie, crampi, varici, emorroidi e altre problematiche circolatorie che si intensificano soprattutto nella stagione calda.

Ricchi di acqua, i mirtilli favoriscono la diuresi e, grazie a tutti i principi attivi in essi contenuti, riescono anche a prevenire cistiti e altre infezioni alle vie urinarie. Il mirtillo rosso, in particolare, si è mostrato capace di impedire l’adesione dei batteri alla parete della vescica, evitandone così la riproduzione.

Il Kefir

IL KEFIR

Il kefir è un latte fermentato, ovvero una bevanda a base di latte, dalla consistenza cremosa simile allo yogurt e dal gusto leggermente acidulo. Questo prodotto è di origine caucasica e la sua diffusione risale a migliaia di anni fa.

Il kefir è un grande alleato della salute: lo dice lo stesso termine armeno da cui deriva, “keif”, che significa “benessere”. Dal sapore acidulo e leggermente frizzante, il “kefir” è una bevanda che si ottiene per tradizione dalla fermentazione del latte (vaccino, di pecora o di capra), ma che si può preparare anche con l’acqua.

Quello di latte si ottiene utilizzando il latte fresco e i fermenti o granuli di kefir, a cui si deve la fermentazione del latte, che sono composti da fermenti vivi e da lieviti probiotici.

Oltre ai probiotici utili all’intestino (nella sua composizione ne sono presenti almeno 40 tipi diversi), il kefir di latte contiene anche vitamine (soprattutto del gruppo B), minerali (calcio, potassio, magnesio e fosforo) e proteine. Il kefir, inoltre, non contiene praticamente lattosio perché viene digerito dai fermenti, dunque può essere consumato anche dalle persone intolleranti a questo zucchero.

Il kefir d’acqua di ottiene aggiungendo i granuli di kefir all’acqua (e non al latte) e viene unito dello zucchero, perché altrimenti i fermenti non potrebbero mantenersi vivi nella sola acqua.

Al posto dell’acqua, per migliorare il gusto, si possono usare infusi e tisane (tè, karkadè, rooibos o succhi di frutta diluiti in acqua al 50%). L’aroma può essere arricchito con l’aggiunta di frutta fresca o secca, spezie e aromi naturali, come foglie di menta, semi di finocchio, cumino, anice, pezzettini di zenzero.

Vitamina B12

Vitamina B12

La vitamina B12 è una vitamina essenziale (che il nostro organismo non è in grado di produrre) e fa parte delle vitamine cosiddette idrosolubili, quelle che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte attraverso l’alimentazione.

È difficile registrare una situazione di carenza di vitamina B12, ma una condizione di questo tipo può presentarsi nei casi di persone che seguono una dieta vegana o quando a livello intestinale non funziona bene il meccanismo di assorbimento. Anche l’assunzione prolungata di alcuni farmaci, come gli antiacidi, può provocare carenze di vitamina B12.

La vitamina B12 è presente in tutti gli alimenti di origine animale. In particolare, la si trova nella carne, nel pesce, nel fegato, nel latte e nelle uova. In natura non esistono piante o vegetali che contengano in modo adeguato alle esigenze dell’uomo la vitamina B12. Per questo chi si alimenta solo con cibi di origine vegetale deve ricorrere all’integrazione.

La vitamina B12, o cobalamina, è coinvolta nel metabolismo delle proteine e nella sintesi del DNA. Ricopre un ruolo fondamentale nella produzione dei globuli rossi e nella formazione del midollo osseo. Le conseguenze della carenza di vitamina B12 sono disturbi del sistema nervoso e una forma di anemia definita “perniciosa”, derivata da una errata produzione di cellule del sangue. La carenza di vitamina B12 è da evitarsi dalle donne in gravidanza per evitare conseguenze dannose sul nascituro.

Normalmente gli eccessi di vitamina B12 vengono espulsi con le urine. In rari casi si possono però verificare situazioni di sovradosaggio di questa vitamina, con sintomi che vanno dal tremore a gonfiori, da un eccessivo nervosismo a reazioni allergiche ed a battito cardiaco accelerato.

Metalli pesanti parte 2

METALLI PESANTI (Parte 2)

I metalli tossici sono sostanze inquinanti che penetrano in maniera insidiosa e silente nel nostro organismo, attraverso canali assolutamente naturali quali l’alimentazione, l’aria, l’acqua e il contatto epidermico, rischiando quindi di intossicarsi in modo del tutto inconsapevole, non rendendosi conto dei pericoli a cui si è esposti.

Il nostro organismo è una macchina perfetta, ogni giorno combatte le aggressioni esterne e cerca di porvi rimedio, senza che noi ci rendiamo conto di ciò che avviene al suo interno. Si avviano processi di attacco alle cellule malate, attraverso il nostro sistema immunitario, e vengono eliminate le sostanze tossiche attraverso gli organi emuntori. Quando il nostro sistema è in difficoltà o debilitato, questa «pulizia» non avviene correttamente, creando una progressiva intossicazione generale o limitata a un apparato.

Il nostro sistema immunitario è costantemente attaccato da varie forme di intossicazione, ma con piccoli accorgimenti e con periodiche «manutenzioni» possiamo evitare l’insorgere di tante patologie.

Supportare ciclicamente il corpo con terapie disintossicanti e antiossidanti è una delle forme preventive più adeguate, che vanno strutturate e mirate, in base a cosa vogliamo «ripulire».

Nel caso di intossicazioni da metalli pesanti, si procede con una terapia detta «chelante». I chelanti sono molecole che hanno struttura chimica simile alle chele di un granchio: afferrano e si legano ai metalli velenosi per portarli fuori dall’organismo, facilitandone la naturale espulsione.

Bisogna precisare che la chelazione, ovvero l’asportazione naturale di questi metalli pesanti, può avvenire sia attraverso una terapia medica, come nei casi più gravi, ma anche in modo naturale, attraverso un semplice processo di educazione o rieducazione al corretto vivere quotidiano, cioè semplicemente prestando attenzione e mettendo in atto alcuni accorgimenti:

  • Scegliere cibi biologici, sia di derivazione vegetale che animale, prodotti senza l’uso di pesticidi, fertilizzanti o altro.
  • Secondo alcune ricerche le alghe, come la spirulina o l’alga clorella, e l’aloe vera sarebbero utili chelanti naturali per purificare l’organismo; così come alimenti quali l’aglio e spezie come il coriandolo (foglie), la curcuma, il pepe nero e lo zenzero, ancora meglio se questi tre vengono utilizzati insieme.
  • Non abusare di farmaci.
  • Tenere sotto controllo l’intestino: la stitichezza può causare accumulo di tossine e quindi anche di metalli pesanti.
  • Per la cottura evitare di usare pentole in alluminio o antiaderenti con PFOA, così come per gli strumenti che si usano in cucina.
  • Attenzione alla scelta dei profumi per l’ambiente e per l’auto: no a quelli industriali, sì a incensi naturali e oli essenziali

 

Metalli pesanti parte 2

METALLI PESANTI (Parte 1)

I metalli pesanti sono inquinanti che, sebbene presenti in bassissime concentrazioni, possono comportare una vasta gamma di effetti negativi sull’ambiente e sull’uomo. I metalli possono essere tossici per l’uomo (ad esempio Nichel, il Cadmio ed il Piombo) e spesso cancerogeni (esempio Nichel e Cadmio). Gli effetti sull’ambiente sono in particolare legati alla spiccata tendenza dei metalli ad accumularsi nei tessuti animali e vegetali.
L’accumolo di metalli pesanti nel corpo umano è più frequente di quanto si immagini e causa disfunzioni a carico di vari organi che possono degenerare in malattie e patologie talvolta anche molto gravi.
La patologia più diffusa è sicuramente l’allergia al nichel e al cobalto, in notevole aumento nei paesi industrializzati, ma le forme più subdole di intossicazione sono i danni a carico del sistema endocrino e neurovegetativo. Basti pensare, ad esempio, che sono stati riscontrati un accumulo di alluminio nei pazienti affetti da Alzheimer, una relazione tra il mercurio e l’autismo in età pediatrica, un’attinenza tra l’eccesso di cadmio-piombo e la sclerosi amiotrofica.
Ogni giorno ingeriamo metalli: attraverso i pesticidi utilizzati in agricoltura; mangiando carne proveniente da allevamenti di bestiame sottoposto a vaccini e implementazioni alimentari a base prevalentemente chimica; bevendo l’acqua delle condotte, altamente medicata e a contatto con tubature spesso vecchie che rilasciano microparticelle di metalli; attraverso la contaminazione derivata dalla raffinazione e dal confezionamento dei prodotti alimentari (scatolame, prodotti in bricchi di cartone che all’interno presentano una pellicola di alluminio ecc.); e infine attraverso l’uso indiscriminato dei farmaci. Oltre all’ingestione, siamo costantemente a contatto con fonti che rilasciano nell’aria sostanze nocive e causano intossicazione attraverso l’inalazione: lo smog, il rilascio nell’atmosfera delle scie chimiche, i fissativi di alcuni colori industriali nel tessile, il costante contatto con oggetti in metallo, i prodotti per l’igiene personale e cosmesi contenenti petrolati e parabeni ecc.
Nelle giuste concentrazioni, i metalli sono indispensabili per l’essere umano, ma la caratteristica che li rende pericolosi è la loro tendenza ad accumularsi lentamente e progressivamente nelle ossa, negli organi quali fegato, reni, polmoni, sistema endocrino, nei tessuti connettivi, nel cervello e nel liquido intracellulare. Si assumono per inalazione, contatto e ingestione e vengono eliminati tramite la pelle (sudore), le vie polmonari, l’urina e le feci.
L’accumolo dei metalli pesanti avviene perché il corpo non riesce a detossinarsi autonomamente, a causa di disfunzioni organiche o per sovraesposizione all’allergene oppure l’accumolo avviene per un principio di compensazione e adattamento, che si attua quando i minerali vitali scarseggiano e il corpo li sostituisce con il metallo avente funzione simile, collocandolo nei siti di legame degli enzimi e dei sistemi enzimatici.
In questo caso le funzioni vitali e metaboliche procedono, ma gli organi coinvolti non funzionano correttamente e nel tempo alterano le proprie strutture e le funzioni biologiche, fino a degenerare dando origine a svariate patologie. Un esempio è dato dal piombo che sostituisce il calcio nel cervello, il cadmio che sostituisce lo zinco e l’alluminio che sostituisce il magnesio.
Un altro effetto collaterale dell’accumulo di metalli pesanti è la formazione di radicali liberi. Lo stress ossidativo stimola i radicali liberi a colpire le principali componenti cellulari come lipidi, proteine, carboidrati e DNA, diventando responsabili di patologie quali il diabete, malattie cardiovascolari, tumori ed invecchiamento precoce.
Il nostro corpo produce normalmente i radicali liberi per combattere le infezioni ed eliminare i batteri, ma la produzione va fuori controllo quando si aggiungono nuovi radicali liberi originati da vari fattori quali l’inquinamento, l’alimentazione, lo stress (che porta il corpo ad aumentarne la produzione) e un eccesso di metalli nell’organismo.
Per fortuna l’attenzione e il monitoraggio riguardo il rischio di far penetrare nell’organismo certi elementi dannosi è cresciuto con il tempo, si sono migliorati i materiali di costruzione (i vecchi tubi a piombo del trasporto dell’acqua sono stati sostituiti con tubature di plastica, per esempio) e l’attenzione e la sensibilità in tal senso sembra crescere, nonostante difficoltà e zone d’ombra permangano.

Sindrome-metabolica-e-insulino-resistenza

SINDROME METABOLICA E L’INSULINO-RESISTENZA ….continua

La probabilità di sviluppare la sindrome metabolica è strettamente legata al sovrappeso o all’obesità e a una mancanza di attività fisica.

Un’altra causa è l’insulino-resistenza, una condizione in cui il corpo non è più in grado di utilizzare l’insulina in modo appropriato. L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas, che stimola l’assunzione del glucosio nelle cellule muscolari e adipose e, insieme al glucagone, partecipa alla regolazione dei livelli di glucosio nel sangue. La resistenza all’insulina può portare ad alti livelli di zucchero nel sangue e spesso è strettamente legata a sovrappeso e obesità.

Normalmente l’apparato digerente scinde alcuni degli alimenti che mangiamo in zucchero (glucosio); il sangue trasporta il glucosio ai tessuti corporei, dove le cellule lo usano come substrato energetico facendolo entrare con l’aiuto dell’insulina.

Nelle persone affette da insulino–resistenza le cellule non rispondono normalmente all’insulina e il glucosio non può quindi più entrare nelle cellule con la stessa facilità. Il corpo reagisce rilasciando sempre più insulina per aiutare il glucosio ad entrare nelle cellule, ma il risultato è la presenza di livelli più alti del normale sia di insulina che di glucosio nel sangue.

Un’eccessiva concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia), anche quando non è tale da consentire la diagnosi di diabete, interferisce con numerosi processi metabolici, per esempio:

  • innalza i livelli dei trigliceridi e di altri lipidi nel sangue,
  • interferisce anche con il modo in cui lavorano i reni, provocando un innalzamento della pressione arteriosa.

Questi effetti combinati espongono al rischio di patologia cardiaca, ictus, diabete e altre gravi condizioni patologiche.

Lo zinco

LO ZINCO

Lo zinco è un minerale necessario per il funzionamento di diversi ormoni, inclusi quelli della tiroide, l’insulina, gli ormoni sessuali e l’ormone della crescita.

L’assorbimento dello zinco, che avviene nell’intestino tenue, viene ostacolato oltre che dai fitati, da alcune proteine del latte, come la caseina, e da elevate assunzioni di calcio. I cereali, ad esempio, contengono fitati e fibre che ne riducono l’assorbimento ma processi di fermentazione, come la lievitazione del pane, portano alla degradazione dei fitati, riducendo quindi il rischio malassorbimento.

Lo zinco combatte gli effetti negativi dei radicali liberi e i processi di invecchiamento cellulare a essi legati, stimola il sistema immunitario, facilita la rimarginazione di ferite e ulcere e ostacola la formazione dell’acne. Può essere d’aiuto nella prevenzione nel trattamento della sterilità.

La carenza di zinco può dipendere da insufficiente o cattivo assorbimento (dieta eccessivamente ricca di fibre e fitati, alcolismo, età avanzata, diarrea) o da un’eccessiva eliminazione urinaria. Anche alcuni farmaci possono provocare un deficit di zinco, fra questi i diuretici, i corticosteroidi e gli antidepressivi IMAO.

È raro che una carenza di zinco possa provocare gravi conseguenze. Tuttavia, un apporto insufficiente di questo nutriente può determinare cambiamenti della pelle e perdita dei capelli, diarrea, infezioni ricorrenti, problemi psicologici. Nei casi più gravi una carenza può portare a ritardi nello sviluppo e nella maturazione sessuale, impotenza o perdita di peso e compromettere gusto, olfatto e guarigione delle ferite. Inoltre, una carenza di zinco può aumentare il rischio di carenza di vitamina A.

Per assicurarsi un buon apporto di zinco si consigliano i seguenti alimenti: ostriche, cereali, carne bovina, ovina, suina, funghi, cacao, noci, tuorlo d’uovo, semi di zucca e girasole.

Xenoestrogeni

XENOESTROGENI

Gli Xenoestrogeni sono sostanze chimiche presenti al di fuori dell’organismo femminile che si comportano come gli estrogeni endogeni.
Sin dal 1991 sono stati pubblicati numerosi studi riguardanti l’azione di agenti chimici contenuti nell’ambiente ed in alcuni alimenti che si comportano come estrogeni sulle cellule bersaglio (mammella, utero, endometrio, ovaie, intestino ecc).

Tutti gli esseri umani presentano un eccesso di estrogeni dovuto principalmente all’onnipresenza di xeno-ormoni nell’ambiente

  • Pesticidi
  • Derivati petroliferi
  • Rifiuti industriali
  • Inquinamento automobilistico
  • Alimenti che mangiamo
  • Detersivi e prodotti per pulizia
  • Estrogeni di sintesi

Come contrastare gli interferenti endocrini:

  • Evitare il consumo di alimenti contaminati
  • Attenzione ai cosmetici
  • Non riscaldare in contenitori di plastica
  • Attenzione a deodoranti ammorbidenti e detersivi
  • Consumare almeno 30g di fibre/die (è molto importante la regolarità intestinale per non trattenere queste sostanze nell’organismo più del dovuto)
  • Bere acqua depurata
  • Non fumare
  • Curcuma (Golden milk)
  • Consumo di crocifere(cavoli, broccoli, cavolfiori..) impediscono la conversione di estrogeni in forma cancerosa
  • Disintossicare il fegato.