Il burro

BURRO

Che cos’è il burro?

Il burro è ottenuto mediante la lavorazione di una crema, ricavata solitamente dal latte vaccino o dal siero.

Dal punto di vista nutrizionale contiene una percentuale notevolmente elevata di grassi.

Oltre ai trigliceridi, ritroviamo anche steroli e colesterolo. I grassi presenti sono sia saturi che monoinsaturi; inoltre, nel burro, ritroviamo anche, seppur in minima parte, le vitamine liposolubili, come la vitamina A ed E, e anche sali minerali, tra cui il calcio e il fosforo.

Sicuramente non possiamo pretendere di soddisfare il nostro fabbisogno di microelementi attraverso il burro, ma ci sono altre proprietà che meritano la nostra attenzione.

Il burro è stato per molti anni demonizzato e sostituito da un consumo eccessivo di carboidrati raffinati o alimenti industriali “light.”

Questi ultimi sono definiti tali se presentano un tenore calorico ridotto del 30% rispetto all’alimento originale da cui deriva; tuttavia, occorre precisare che non sempre un prodotto calorico è considerato salutare infatti, il più delle volte, i cibi a ridotto tenore di grassi sono spesso addizionati con edulcoranti e zuccheri raffinati.

La paura nei confronti dell’utilizzo del burro è legata principalmente all’ aumento del peso.

Non dimentichiamo però che non è il singolo alimento o il singolo pasto a farci aumentare di peso, bensì lo stile di vita e l’alimentazione che teniamo nel lungo termine.

Il burro contiene l’acido butirrico, un acido grasso saturo a catena corta che apporta notevoli benefici a livello della mucosa intestinale.

È un grasso non essenziale, ossia una sostanza che non deve essere necessariamente assunta con l’alimentazione, in quanto il corpo umano è in grado di produrla autonomamente.

L’acido butirrico, viene infatti prodotto nel colon, grazie all’azione della flora batterica nei confronti di amidi resistenti.

Quanto burro possiamo consumare?

Circa 10 g al giorno, quanto basta per riempire 2/3 fette biscottate.

Non dimentichiamo che, essendo un alimento prevalentemente grasso, dà un elevato senso di sazietà; per questo motivo è ideale consumarlo a colazione, in quanto permette di arrivare al pranzo senza eccessiva fame e senza cali glicemici.

Come dobbiamo consumarlo?

Il burro va utilizzato crudo. Non è quindi adatto per essere cotto o per essere utilizzato nelle fritture in quanto molto suscettibile alle alte temperature. Nel caso vi sia necessità di utilizzarlo scaldato, sarebbe meglio optare per il burro chiarificato o, ancora meglio, gli oli vegetali.

Il burro crudo, al contrario, è molto digeribile grazie all’elevato contenuto di acidi grassi a catena medio-corta; per questo motivo, possiamo usarlo, di tanto in tanto, per arricchire le nostre colazioni.

 

I grassi

GRASSI

GRASSI :Spesso demonizzati, perché collegati, erroneamente, ad un incremento della massa grassa. In realtà i grassi svolgono diverse funzioni nel nostro organismo:

  • funzione energetica: gli acidi grassi liberi hanno importante funzione energetica, soddisfando buona parte della richiesta energetica dell’organismo

 

  • protezione termica e meccanica: il grasso sostiene i nostri organi e protegge il nostro corpo dagli sbalzi termici.

 

  • Funzione strutturale: forniscono sostegno alle nostre cellule

 

Ciononostante, non tutti i grassi apportano benefici. È importante, quindi , saperli distinguere e consumarli nelle giuste quantità.

Gli acidi grassi saturi, sono quelli derivanti principalmente dagli alimenti di tipo animale e sono comunemente definiti grassi cattivi perché, pur fornendo le stesse calorie degli altri, tendono a innalzare il colesterolo totale e le LDL , lipoproteine responsabili della placca ateromatosa e di complicanze cardiovascolari.

Gli acidi grassi insaturi sono quelli derivanti dagli alimenti di tipo vegetale, al contrario, sono detti buoni e comprendono gli acidi grassi monoinsaturi (che per esempio troviamo nell’olio extravergine d’oliva) e acidi grassi polinsaturi essenziali (frutta secca, pesce azzurro, olio di pesce).

 

Gli acidi grassi trans sono invece quelli da evitare: essi subiscono un processo chimico-fisico, detto, deidrogenazione.

Dove li troviamo ? Nella gran parte dei prodotti industriali , dalle brioche, ai biscotti alla carne lavorata.

Esistono diversi livelli di deidrogenazione e variano in base alla consistenza del prodotto desiderato.

 

Se fanno male, perché le industrie continuano ad utilizzare i grassi deidrogenati?

Perché hanno un minor costo, una maggiore conservabilità e resistono meglio alle alte e alle basse temperature.

 

Sebbene il fabbisogno lipidico oscilli tra il 25% e il 30% dell’introito calorico giornaliero, risulta importante , effettuare la scelta corretta, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, contestualizzando il tutto , in una dieta completa e  bilanciata.

 

Check-up a 360°

Emozioni e Cibo

EMOZIONI & CIBO: Gestirle attraverso la Mindful Eating

Una delle frasi che, noi nutrizionisti, ci sentiamo ripetere più spesso è “ho seguito il piano ma la sera, dopo cena, ho voglia di un dolcetto”.

Analizziamo insieme quali sono i fattori che ci portano a questi comportamenti e cerchiamo di vedere insieme i possibili rimedi.

Siamo portati, erroneamente, a pensare che il cibo e la nostra alimentazione, siano legati soltanto ad un bisogno fisiologico, siamo quindi meccanicamente “abituati” ad alimentarci perché è il nostro organismo che lo richiede.

In realtà è tutto collegato ad un discorso ben più complesso: studi sempre più recenti dimostrano come ci sia una stretta correlazione tra la sfera psicologico-cognitiva e l’atto stesso del MANGIARE.

Mentre in passato l’uomo si alimentava solo per sopravvivere, oggigiorno il momento dedicato al pasto è pura convivialità. Gran parte delle nostre emozioni si riversano nel rapporto con il cibo e, per questo motivo, è importante saperle riconoscere e gestirle al meglio.

Presi dai mille impegni che scandiscono le nostre giornate e dai mille pensieri che affollano le nostre menti, spesso usciamo dall’esperienza del presente e portiamo noi stessi in un altro spazio temporale, perdendo così la percezione del momento che stiamo vivendo; non è un caso che, tra le attività svolte con minor consapevolezza, ci sia proprio “l’atto del mangiare”.

 

La mindful-eating, letteralmente “mangiare consapevole”, nasce dalla tradizione buddista e, lo scopo principale, è quello di migliorare il NOSTRO RAPPORTO CON IL CIBO.

Quanti di noi, infatti, consumano un pasto in fretta? Magari mentre lavorano o fanno altro?

Quanti di noi sono distratti da tv o cellulare durante un pasto?

Tutto questo ci porta a perdere la percezione di quello che stiamo facendo e, nel caso specifico, perdiamo la percezione del cibo e di tutte le sensazioni ad esso collegate arrivando così a non riuscire più a gestire gli impulsi EMOTIVI che sono correlati alle ABBUFFATE e ad una scorretta alimentazione.

Ecco spiegato il cattivo rapporto che alcuni sviluppano con il cibo, che diventa così il NEMICO.

La pratica di MINDFUL-EATING aiuta chi fa fatica a convivere con alcune emozioni e finisce con il bypassarle attraverso il cibo” spiega Bianca Pescatori, psicoterapeuta ed istruttrice mindfulness; ed aggiunge: “può servire a chi soffre di disturbi del comportamento o a chi, semplicemente, vuole trovare un rapporto più equilibrato con il cibo”.

Ma nella pratica? In cosa consiste?

Consiste nel mangiare consapevolmente e nel trasformare il momento del pasto in un momento multisensoriale, sfruttando quindi tutti i sensi e focalizzando i nostri pensieri solo su quel momento.

Prima di fiondarci a mangiare, impariamo a gustare: curiamo i nostri piatti rendendoli belli (vista), ascoltiamo il rumore della mòca o del sugo che ribolle in pentola (udito), inebriamoci del profumo del nostro dolce preferito (olfatto), tastiamo la consistenza del pane appena preso dal fornaio (tatto) e infine, gustiamo le nostre pietanze (gusto), masticando lentamente e concentrandoci sul sapore che percepiamo.

Che sensazione mi scaturisce un determinato alimento? Mi ricorda qualcuno o qualche periodo della mia vita? Io, per esempio, sento belle sensazioni quando mangio il pane caldo, mi torna in mente la mia infanzia e i giorni passati a casa dei miei nonni. Mangiarlo non mi riempie solo la pancia, ma anche il cuore.

Qual è il vostro alimento del cuore?

La psiche e la stabilità emotiva sono alla base di tutto; solo ascoltandoci possiamo capire realmente ciò di cui abbiamo bisogno e possiamo soddisfare al meglio le nostre esigenze.

RIPARTIRE INSIEME

Esercizio fisico

ESERCIZIO FISICO

L’esercizio fisico è spesso associato unicamente alla perdita di peso e all’incremento della massa muscolare. In realtà, in seguito allo svolgimento dell’attività fisica, avvengono diverse modificazioni dal punto di vista fisiologico provocate, fondamentalmente, dal rilascio di ormoni quali ossitocina, endorfina e dopamina.

Il movimento può essere distinto in attività aerobica e attività anaerobica.

A prescindere dalla tipologia, il movimento, induce la stimolazione delle aree cerebrali coinvolte nel senso di gratificazione e buonumore. Che lo sport sia una delle migliori medicine esistenti è un dogma conosciuto fin dai tempi più remoti, ma cosa avviene esattamente?

L’esercizio fisico induce un miglior utilizzo degli zuccheri, divenendo il tal modo, uno strumento essenziale nella prevenzione di tutte quelle complicanze metaboliche legate a una scorretta gestione degli zuccheri nel sangue (es. diabete, insulino-resistenza). Permette inoltre una maggior ossigenazione dei tessuti grazie a un incremento dei globuli rossi, le cellule del sangue responsabili del trasporto di ossigeno e anidride carbonica. Un buon esercizio fisico contribuisce inoltre al miglioramento dei processi digestivi, mediante un aumento della motilità intestinale.

 

ESERCIZIO FISICO E RILASSAMENTO, QUALE CORRELAZIONE?

L’esercizio fisico, nello specifico l’attività aerobica, induce la giusta stimolazione dell’asse ormonale ipotalamo-ipofisi-ghiandola surrenale, ed è proprio questo il meccanismo alla base del buon umore e del rilassamento che, spesso, avvertiamo in seguito all’attività fisica.

Dal punto di vista fisiologico, il rilassamento, è dato dal riequilibrio delle due componenti del sistema nervoso autonomo: avremo una diminuzione della componente simpatica e una prevalenza del tono parasimpatico. Dal punto di vista fisiologico, ciò, si traduce in una riduzione del consumo d’ossigeno, della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Vi è inoltre una modificazione del ritmo elettroencefalografico con incremento delle onde “alfa” (onde cerebrali associate al rilassamento).

Imparare ad indurre una “risposta di rilassamento” è una pratica che viene normalmente insegnata in molte discipline associate a religioni orientali o in discipline legate allo yoga e alla meditazione. Tale effetto è in grado di ridurre la risposta degli organi bersaglio all’azione delle catecolamine (adrenalina e noradrenalina).

Le modificazioni indotte dall’attività fisica permangono oltre il periodo di allenamento e permettono, a lungo andare, di controllare il ritmo cardiaco, prevenendo così l’insorgenza di ipertensione arteriosa di grado lieve. Se praticata correttamente, e con regolarità, può costituire un ottimo antidoto per contrastare lo stato di iperattività del “Sistema Nervoso Simpatico”, spesso causa di stress, sempre più associato ai ritmi frenetici della società moderna.

Inoltre, un’attività fisica costante e mirata, se abbinata a una corretta alimentazione, permette di incrementare la propria massa magra e aumentare il proprio metabolismo basale, rendendo più semplice il dimagrimento e apportando, di conseguenza, un senso di gratificazione, che si andrà a sommare agli effetti positivi prima menzionati.

 

 

Essere sereni e in salute attraverso la respirazione

ESSERE SERENI E IN SALUTE ATTRAVERSO LA RESPIRAZIONE

Cosa ci viene in mente se diciamo “Respirazione”?

Sicuramente un processo autonomo il cui unico fine è quello di garantire il giusto apporto di ossigeno per vivere; tuttavia, dietro questo processo, si celano innumerevoli benefici. Non a caso, la respirazione è alla base di molte discipline basate sulla meditazione e sul controllo delle funzioni mentali.

Abbiamo diverse tipologie di respirazione:

  • Addominale o diaframmatica: sfrutta la parte inferiore dei polmoni;
  • Toracica: sfrutta la parte centrale e superiore dei polmoni che risultano particolarmente espansi nella fase di inspirazione;
  • Clavicolare: sfrutta la parte superiore dei polmoni ed è solitamente associata agli stati d’ansia.

 

Esiste una profonda correlazione tra respirazione, sistema nervoso e benessere mentale.

Una respirazione controllata e consapevole ci garantisce una migliore ossigenazione dei tessuti e una corretta attivazione del sistema nervoso autonomo. Il sistema nervoso autonomo è diviso in sistema nervoso simpatico e parasimpatico: il primo è responsabile delle risposte “attacco e fuga”, mentre il sistema parasimpatico è responsabile dello stato di quiete, di rilassamento, e gioca un ruolo fondamentale durante i processi di risposo e digestione.

Attraverso la respirazione è possibile stimolare l’attivazione del sistema parasimpatico mediante la stimolazione a monte del nervo vago.  Quest’ultimo è il più importante dei nervi cranici ed è responsabile della maggior parte degli impulsi nervosi che regolano le funzioni del nostro organismo, come ad esempio la frequenza cardiaca e il rilascio di specifici neurotrasmettitori, tra cui l’acetilcolina. Quest’ultima ha un ruolo cruciale nel mantenimento della quiete e della concentrazione e, per questo motivo, inducendo la giusta stimolazione del nervo vago e quindi attivando correttamente il sistema parasimpatico, possiamo esercitare un’azione di controllo nei confronti degli stati d’ansia.

Siamo esseri complessi e, in quanto tali, non possiamo analizzare noi stessi scomponendoci in singole parti. I sistemi che compongono il nostro organismo sono correlati e influenzati da quello che mangiamo, pensiamo e facciamo nel nostro quotidiano. Un esempio: una giusta respirazione stimola una corretta attivazione del sistema nervoso autonomo e dell’asse ormonale HPA, e dunque questa, a sua volta, contribuirà a diminuire i nostri livelli di stress e ci aiuterà ad avere un miglior rapporto con il cibo. Al contrario, se saturiamo i nostri giorni di impegni e ritmi frenetici, avremo una maggiore tendenza ad accumulare stress che, il più delle volte, verrà scaricato erroneamente su ciò che mangiamo. Ossigenare la nostra mente ci permette quindi di regolare le nostre emozioni e avere un maggior controllo sulle nostre azioni.

 

Una respirazione consapevole ci consente, inoltre, di beneficiare di altri effetti a livello fisiologico: aumenta l’ossigenazione dei tessuti migliorando l’efficienza dei globuli rossi, facilita l’eliminazione di tossine e delle sostanze di scarto, favorisce la digestione e rafforza il sistema immunitario incrementando l’attivazione delle cellule Natural killer. Queste ultime,  esercitano un’azione sinergica con la popolazione linfocitaria: il loro ruolo è quello di riconoscere e innescare una serie di reazioni cellulari finalizzate all’eliminazione delle cellule anomale. Il tutto, è reso possibile grazie all’intervento dello citochine, cellule indispensabili nella regolazione dei processi infiammatori.

 

Il momento ideale per praticare esercizi di respirazione è al mattino appena svegli, ma solo eseguendola correttamente possiamo beneficiare degli effetti menzionati.

 

 

 

 

 

 

 

 

Alimenti amici del buonumore

ALIMENTI AMICI DEL BUONUMORE

Il nostro organismo è una splendida macchina tanto affascinante quanto complessa da comprendere. In virtù della sua estrema vulnerabilità, è di fondamentale importanza capire le variabili che lo influenzano e che sono alla base delle risposte fisiologiche. Il pensiero, il buonumore e la positività vengono spesso associati a concetti astratti, in realtà, non sono altro che il risultato delle interazioni sociali e delle connessioni biologiche che avvengono nel nostro cervello, per questo motivo , con un po’ di impegno possiamo influenzare le nostre cellule a creare interazioni positive. Spesso ci sono fattori sociali che non siamo in grado di gestire e che ci portano inevitabilmente a sovraccaricarci di stress, ma cosa avviene dal punto di vista biochimico?

Lo stress consente al nostro organismo di far fronte a piccole e grandi emergenze, garantendoci forza , resistenza e permettendoci di mettere da parte le energie utili per affrontare il pericolo. Tuttavia, se la situazione di stress si protrae per troppo tempo e non è seguita da una fase di rilassamento, si possono innescare conseguenze dannose per l’organismo. Tra le prime risposte avremo un aumento dei livelli di cortisolo : ormone prodotto dal surrene su impulso del cervello:  nei momenti di maggior tensione determina l’aumento di glicemia e grassi nel sangue, mettendo a disposizionel’energiadi cui il corpo ha bisogno. Oltre al cortisolo, assisteremo ad un aumento di altri due ormoni: adrenalina e noradrenalina (la combinazione di questi tre elementi aumenta la pressione sanguignaper migliorare le prestazioni fisiche e la prontezza per un’eventuale situazione di pericolo)

Dal punto di vista metabolico ci troveremo alla contemporanea presenza di ipercortisolemia e iperinsulinemia che porteranno a un aumento della lipogenesi ( aumento della sintesi dei grassi).

Cosa possiamo fare per controllare o diminuire i livelli di stress?

Le strategie maggiormente efficaci sono : alimentazione, sonno, attività fisica e meditazione; in questo articolo ci occuperemo del primo punto.

Il cibo fornisce il carburante necessario per svolgere tutte le funzioni vitali, tuttavia, mentre anticamente l’ingestione di cibo aveva come unico fine la sopravvivenza, oggigiorno è anche, e soprattutto , un atto di convivialità e un modo per stimolare i nostri centri di gratificazione. Gli alimenti non sono tutti uguali e alcuni di questi sono maggiormente indicati per espletare tale funzione.

CEREALI INTEGRALI E LEGUMI

Sono Alimenti ricchi di preziosi sali minerali, particolarmente di Magnesio , microelemento essenziale in quanto è cofattore di numerose reazioni biochimiche.

Ma qual è il legame del Magnesio con il sistema nervoso?

Il magnesio è in grado di migliorare l’equilibrio psichico, apportando un senso di tranquillità attraverso un’azione rilassante, non a caso , è spesso somministrato attraverso un’integrazione mirata nei soggetti che avvertono un senso di agitazione e stanchezza mentale.

Le altre qualità dei cereali sono perlopiù  attribuibili alle loro proprietà organolettiche:  il loro sapore dolciastro, genera  energia e sensazione di piacere e allo stesso tempo riducono il senso di fame, soprattutto se masticati lentamente. Ovviamente ci riferiamo al cereale in chicco (riso integrale, riso venere, riso rosso, pasta di farro, orzo, farro in chicco, avena ecc) da non confondere con le farine bianche raffinate utilizzate per la produzione di prodotti dolciari e prodotti da forno.  Cereali e legumi sono inoltre ricchi di Triptofano amminoacido essenziale che stimola la produzione di Serotonina.

CIOCCOLATO
Il cioccolato fondente ( almeno  70%) oltre ad essere piacevole al palato è in grado di stimolare il rilascio di Serotonina. La serotonina è un neurotrasmettitore presente nel sistema nervoso centrale e gioca un ruolo essenziale nella regolazione del sonno, dell’umore, nel consolidamento della memoria e nei processi di apprendimento.  Inoltre, adeguati livelli di serotonina aiutano a riposare bene, perché stimola a sua volta la sintesi della melatonina, un altro ormone essenziale per la regolazione del ritmo circadiano del sonno. La serotonina permette inoltre di calmare l’ansia attraverso la riduzione del cortisolo, ormone dello stress.

PESCE

Il pesce è rinomato per le proprietà benefiche che esercita nei confronti dell’apparato cardiovascolare , in quanto è in grado di regolare i livelli di lipidi nel sangue e di contrapporsi alla formazione della placca ateromatosa , responsabile di ictus e infarto del miocardio. Tuttavia , molti studi hanno evidenziato l’importanza degli acidi grassi polinsaturi omega 3 anche nei confronti di patologie neurodegenerative e sindromi depressive. Non a caso, infatti, nei Paesi in cui viene fatto un maggior consumo di pesce, i disturbi dell’umore sono meno frequenti. Gli acidi grassi polinsaturi sono in grado di stabilizzare l’umore e migliorare la funzione cognitiva. Tra i pesci maggiormente ricchi di omega 3 menzioniamo merluzzo, sgombro, acciughe, sardine e salmone.

FRUTTA SECCA

Anche la frutta secca rientra tra i cibi alleati per il buon umore,tale effetto viene esplicato ancora una volta dal magnesio e dalla Serotonina. Le linee guida suggeriscono un consumo di frutta secca pari a 30 gr al giorno, da consumare preferibilmente tra colazione e spuntino.

 

 

Questi sono solo alcuni degli elementi che potrebbero concorrere nel buon umore. Occorre tuttavia sottolineare che, non è il singolo alimento a espletare una funzione, ma il loro insieme. Per questo motivo solo alimentandoci correttamente possiamo favorire la sinergia tra i diversi alimenti e mantenerci in salute con gusto.

 

 

 

Vitamina D e funghi medicinali

VITAMINA D e FUNGHI MEDICINALI

VITAMINA D e FUNGHI MEDICINALI:DUE INTEGRAZIONI A SOSTEGNO DEL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO


VITAMINA D: perché spesso si ricorre all’integrazione?

La vitamina D è una vitamina liposolubile e in quanto tale è in grado di accumularsi nel nostro organismo a livello del tessuto adiposo e nel fegato. La vitamina D viene spesso collegata alla salute del nostro apparato scheletrico, ma dobbiamo ricordare che questa molecola , gioca un ruolo di primaria importanza anche nel nostro sistema immunitario: nello specifico, entra all’interno dei linfociti B dove si lega a un recettore specifico, (VDR) che la veicola fino al  DNA, inducendo la trasformazione del linfocita prima in plasmacellula e poi in ANTICORPI (immunoglobuline).

PERCHE’ POTREBBE ESSERE NECESSARIA L’INTEGRAZIONE DI VIT. D?
È noto che la vitamina D viene sintetizzata dal nostro stesso organismo in seguito all’esposizione ai raggi solari. Tuttavia sono diversi e numerosi i fattori che potrebbero ostacolare tale processo:

  • MELATONINA : le persone con una pelle più scura e quindi con una maggiore quantità di melanociti hanno una difficoltà maggiore a sintetizzare vitamina D.
  • RAGGI SOLARI: Solo la componente UVb Èin grado di stimolare la formazione della vitamina d a partire dai precursori ( 7- deidrocolesterolo) e la protezione solare ( il cui uso è assolutamente imprescendibile) andrebbe ad ostacolare tale processo.
  • TEMPO DI ESPOSIZIONE: Sebbene le linee guida suggeriscano di esporre arti superiori e viso al sole per 10/15 minuti al giorno, non esiste un tempo e una modalità standardizzata valida per tutti. Secondo recenti studi, inoltre, l’eccessiva esposizione, porterebbe a una retro-sintesi con formazione di due composti inattivi (Lumisterolo e Tachisterolo) che andrebbero a diminuire la sintesi effettiva.
  • STAGIONE E LATITUDINE

Per queste ragioni, spesso, le riserve di Vit D che il nostro organismo produce e conserva nei mesi estivi, risultano spesso insufficienti per coprire il periodo invernale, ed è in questi casi che l’integrazione, se eseguita correttamente, gioca un ruolo cruciale.

 

Micoterapia: la nuova frontiera dell’integrazione

La micoterapia prevede l’utilizzo di funghi medicinali nella prevenzione e nel trattamento di diverse patologie. I funghi sono una categoria eterogenea di organismi viventi e da diverso tempo sono impiegati nella tradizionale medicina cinese (MTC). Tali prodotti sono un’importante fonte nutrizionale di vitamine del gruppo B, vitamina D, polisaccaridi immunomodulanti, minerali e composti antiossidanti. Questo gli è permesso grazie al contenuto di β-glucani, polisaccaridi complessi che sono considerati dei “biological response modifiers (BRM)”  ovvero sostanze in grado di attivare e/o modulare il sistema immunitario. I polisaccaridi sono in grado di legarsi alle cellule immunitarie, regolandone la risposta e stimolando il rilascio di specifici mediatori chimici. Maggiore è la variabilità strutturale di questi composti, maggiore è la funzione di potenziamento del sistema immunitario.   Di seguito descriviamo brevemente i principali micoterapici utilizzati:

Il Cordyceps agisce come agente immunomodulante. Tra le diverse funzioni occorre menzionare la funzione  antireplicativa diretta nei confronti dei virus, dovuta alla presenza di nucleosidi alterati (cordicepina e HEAA, idrossietiladenosine)

Il Reishi viene correntemente prescritto per il sostegno a lungo termine del sistema immunitario. I polisaccaridi contenuti in questo micete promuovono la risposta linfocitaria senza sovrastimolare il sistema immunitario.

Il Maitake contiene una miscela di diversi polisaccaridi in grado di supportare il sistema immunitario. Nello specifico si assiste ad una stimolazione dei  macrofagie a un’inibizione del complesso proteico NF-kB, fattore di trascrizione che gioca un ruolo importante nell’attività immunomodulante dell’organismo, interferendo con la produzione di mediatori pro-infiammatori.

Lo Shiitake contiene uno specifico polisaccaride ad alto peso molecolare in grado di migliorare la funzionalità delle cellule T-helper, il lentinano . Oltre all’attività antitumorale,  tale sostanza conferisce al fungo Shiitake anche effetti immunoregolanti, attività antivirale e proprietà antimicrobiche.

Sistema immunitario

SISTEMA IMMUNITARIO,COME AIUTARLO A DIFENDERCI?

Il nostro organismo è dotato di un efficiente sistema di difesa che ci permette di rispondere efficacemente a tutti gli agenti esterni che potrebbero minacciare il nostro benessere.

Il sistema immunitario svolge la sua funzione in tre modi differenti:

  • Attraverso barriere fisiche, costituite da pelle e dalle mucose che rivestono i vari apparati
  • Attraverso barriere di natura chimica: secrezioni, lacrime e acidi gastrici
  • Attraverso una linea costituita da cellule specializzate: fagociti, leucociti e anticorpi.

 

Un sistema immunitario poco efficiente ci rende più vulnerabili all’attacco di agenti infettivi (virus, batteri, funghi e parassiti), per questo motivo è di fondamentale importanza preservare il suo corretto funzionamento. In che modo possiamo prenderci cura del nostro sistema immunitario?

 

Alimentarsi correttamente

Vitamina C, vitamina E, Vitamina D , Selenio, Rame , Zinco sono solo una piccola parte di tutte le sostanze che concorrono al giusto funzionamento del nostro sistema immunitario.  Consumare cereali integrali, pesce azzurro, olio extravergine di oliva  e consumare 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, ci permetterebbe di assumere gran parte dei micronutrienti di cui avremmo bisogno. Sarebbe inoltre, buona abitudine, quella di limitare l’assunzione di cibi industriali,  ricchi di grassi saturi e zuccheri raffinati.

Eliminare lo stress

Anche se i ritmi frenetici e la quotidianità mettono a dura prova il nostro benessere mentale,  dobbiamo cercare, per quanto possibile, di allontanare lo stress dalla nostra vita. Si sente sempre di più parlare di stress, e di come esso sia implicato nell’insorgenza di diverse patologie, ma cosa facciamo realmente per evitarlo? Dobbiamo trovare del tempo per noi stessi, imparare ad ascoltarci, a fermarci, dobbiamo imparare a respirare, a meditare e ad investire il nostro tempo in relazioni sociali pro-positive.

 

Esercizio fisico

L’attività fisica,  aerobica o anaerobica, a seconda di come e quanto la si pratica,  può migliorare o ridurre le difese immunitarie dell’organismo e, di conseguenza, diminuire o aumentare la probabilità di contrarre influenza, raffreddore e malanni stagionali. In particolare , l’attività aerobica , permette di ossigenare meglio i tessuti e di migliorare la funzionalità dell’apparato cardiovascolare. Sono sempre più numerosi gli studi che mostrano una correlazione diretta tra attività fisica e miglioramento della funzionalità dei neutrofili.

Sonno, giusta quantità e qualità

Un buon riposo, di almeno 8 ore al giorno, è fondamentale per recuperare le energie. Il sonno e l’immunità sono collegati in modo bidirezionale: l’attivazione del sistema immunitario altera il sonno, e il sonno a sua volta influisce sul sistema di difesa del nostro corpo.Un buon recupero notturno è associato a un rischio di infezione ridotto, mentre la carenza prolungata di sonno può portare a infiammazione cronica di basso grado ed è associata, nel lungo termine, a patologie aventi una componente infiammatoria come diabete, aterosclerosi e malattie neurodegenerative.

Integrazioni

A sostegno di uno stile di vita sano si può  ricorrere, inoltre,  alla somministrazione di piante medicinali ad azione immunostimolante  e adattogena. ( es. prodotti micoterapici o prodotti a base di Echinacea ) L’integrazione, tuttavia, deve essere considerata un surplus e non la via principale. Gli effetti degli integratori sarebbero nulli se non contestualizzati in uno stile di vita sano.