EMOZIONI & CIBO: Gestirle attraverso la Mindful Eating
Una delle frasi che, noi nutrizionisti, ci sentiamo ripetere più spesso è “ho seguito il piano ma la sera, dopo cena, ho voglia di un dolcetto”.
Analizziamo insieme quali sono i fattori che ci portano a questi comportamenti e cerchiamo di vedere insieme i possibili rimedi.
Siamo portati, erroneamente, a pensare che il cibo e la nostra alimentazione, siano legati soltanto ad un bisogno fisiologico, siamo quindi meccanicamente “abituati” ad alimentarci perché è il nostro organismo che lo richiede.
In realtà è tutto collegato ad un discorso ben più complesso: studi sempre più recenti dimostrano come ci sia una stretta correlazione tra la sfera psicologico-cognitiva e l’atto stesso del MANGIARE.
Mentre in passato l’uomo si alimentava solo per sopravvivere, oggigiorno il momento dedicato al pasto è pura convivialità. Gran parte delle nostre emozioni si riversano nel rapporto con il cibo e, per questo motivo, è importante saperle riconoscere e gestirle al meglio.
Presi dai mille impegni che scandiscono le nostre giornate e dai mille pensieri che affollano le nostre menti, spesso usciamo dall’esperienza del presente e portiamo noi stessi in un altro spazio temporale, perdendo così la percezione del momento che stiamo vivendo; non è un caso che, tra le attività svolte con minor consapevolezza, ci sia proprio “l’atto del mangiare”.
La mindful-eating, letteralmente “mangiare consapevole”, nasce dalla tradizione buddista e, lo scopo principale, è quello di migliorare il NOSTRO RAPPORTO CON IL CIBO.
Quanti di noi, infatti, consumano un pasto in fretta? Magari mentre lavorano o fanno altro?
Quanti di noi sono distratti da tv o cellulare durante un pasto?
Tutto questo ci porta a perdere la percezione di quello che stiamo facendo e, nel caso specifico, perdiamo la percezione del cibo e di tutte le sensazioni ad esso collegate arrivando così a non riuscire più a gestire gli impulsi EMOTIVI che sono correlati alle ABBUFFATE e ad una scorretta alimentazione.
Ecco spiegato il cattivo rapporto che alcuni sviluppano con il cibo, che diventa così il NEMICO.
“La pratica di MINDFUL-EATING aiuta chi fa fatica a convivere con alcune emozioni e finisce con il bypassarle attraverso il cibo” spiega Bianca Pescatori, psicoterapeuta ed istruttrice mindfulness; ed aggiunge: “può servire a chi soffre di disturbi del comportamento o a chi, semplicemente, vuole trovare un rapporto più equilibrato con il cibo”.
Ma nella pratica? In cosa consiste?
Consiste nel mangiare consapevolmente e nel trasformare il momento del pasto in un momento multisensoriale, sfruttando quindi tutti i sensi e focalizzando i nostri pensieri solo su quel momento.
Prima di fiondarci a mangiare, impariamo a gustare: curiamo i nostri piatti rendendoli belli (vista), ascoltiamo il rumore della mòca o del sugo che ribolle in pentola (udito), inebriamoci del profumo del nostro dolce preferito (olfatto), tastiamo la consistenza del pane appena preso dal fornaio (tatto) e infine, gustiamo le nostre pietanze (gusto), masticando lentamente e concentrandoci sul sapore che percepiamo.
Che sensazione mi scaturisce un determinato alimento? Mi ricorda qualcuno o qualche periodo della mia vita? Io, per esempio, sento belle sensazioni quando mangio il pane caldo, mi torna in mente la mia infanzia e i giorni passati a casa dei miei nonni. Mangiarlo non mi riempie solo la pancia, ma anche il cuore.
Qual è il vostro alimento del cuore?
La psiche e la stabilità emotiva sono alla base di tutto; solo ascoltandoci possiamo capire realmente ciò di cui abbiamo bisogno e possiamo soddisfare al meglio le nostre esigenze.



