Metalli pesanti parte 2

METALLI PESANTI (Parte 2)

I metalli tossici sono sostanze inquinanti che penetrano in maniera insidiosa e silente nel nostro organismo, attraverso canali assolutamente naturali quali l’alimentazione, l’aria, l’acqua e il contatto epidermico, rischiando quindi di intossicarsi in modo del tutto inconsapevole, non rendendosi conto dei pericoli a cui si è esposti.

Il nostro organismo è una macchina perfetta, ogni giorno combatte le aggressioni esterne e cerca di porvi rimedio, senza che noi ci rendiamo conto di ciò che avviene al suo interno. Si avviano processi di attacco alle cellule malate, attraverso il nostro sistema immunitario, e vengono eliminate le sostanze tossiche attraverso gli organi emuntori. Quando il nostro sistema è in difficoltà o debilitato, questa «pulizia» non avviene correttamente, creando una progressiva intossicazione generale o limitata a un apparato.

Il nostro sistema immunitario è costantemente attaccato da varie forme di intossicazione, ma con piccoli accorgimenti e con periodiche «manutenzioni» possiamo evitare l’insorgere di tante patologie.

Supportare ciclicamente il corpo con terapie disintossicanti e antiossidanti è una delle forme preventive più adeguate, che vanno strutturate e mirate, in base a cosa vogliamo «ripulire».

Nel caso di intossicazioni da metalli pesanti, si procede con una terapia detta «chelante». I chelanti sono molecole che hanno struttura chimica simile alle chele di un granchio: afferrano e si legano ai metalli velenosi per portarli fuori dall’organismo, facilitandone la naturale espulsione.

Bisogna precisare che la chelazione, ovvero l’asportazione naturale di questi metalli pesanti, può avvenire sia attraverso una terapia medica, come nei casi più gravi, ma anche in modo naturale, attraverso un semplice processo di educazione o rieducazione al corretto vivere quotidiano, cioè semplicemente prestando attenzione e mettendo in atto alcuni accorgimenti:

  • Scegliere cibi biologici, sia di derivazione vegetale che animale, prodotti senza l’uso di pesticidi, fertilizzanti o altro.
  • Secondo alcune ricerche le alghe, come la spirulina o l’alga clorella, e l’aloe vera sarebbero utili chelanti naturali per purificare l’organismo; così come alimenti quali l’aglio e spezie come il coriandolo (foglie), la curcuma, il pepe nero e lo zenzero, ancora meglio se questi tre vengono utilizzati insieme.
  • Non abusare di farmaci.
  • Tenere sotto controllo l’intestino: la stitichezza può causare accumulo di tossine e quindi anche di metalli pesanti.
  • Per la cottura evitare di usare pentole in alluminio o antiaderenti con PFOA, così come per gli strumenti che si usano in cucina.
  • Attenzione alla scelta dei profumi per l’ambiente e per l’auto: no a quelli industriali, sì a incensi naturali e oli essenziali

 

Metalli pesanti parte 2

METALLI PESANTI (Parte 1)

I metalli pesanti sono inquinanti che, sebbene presenti in bassissime concentrazioni, possono comportare una vasta gamma di effetti negativi sull’ambiente e sull’uomo. I metalli possono essere tossici per l’uomo (ad esempio Nichel, il Cadmio ed il Piombo) e spesso cancerogeni (esempio Nichel e Cadmio). Gli effetti sull’ambiente sono in particolare legati alla spiccata tendenza dei metalli ad accumularsi nei tessuti animali e vegetali.
L’accumolo di metalli pesanti nel corpo umano è più frequente di quanto si immagini e causa disfunzioni a carico di vari organi che possono degenerare in malattie e patologie talvolta anche molto gravi.
La patologia più diffusa è sicuramente l’allergia al nichel e al cobalto, in notevole aumento nei paesi industrializzati, ma le forme più subdole di intossicazione sono i danni a carico del sistema endocrino e neurovegetativo. Basti pensare, ad esempio, che sono stati riscontrati un accumulo di alluminio nei pazienti affetti da Alzheimer, una relazione tra il mercurio e l’autismo in età pediatrica, un’attinenza tra l’eccesso di cadmio-piombo e la sclerosi amiotrofica.
Ogni giorno ingeriamo metalli: attraverso i pesticidi utilizzati in agricoltura; mangiando carne proveniente da allevamenti di bestiame sottoposto a vaccini e implementazioni alimentari a base prevalentemente chimica; bevendo l’acqua delle condotte, altamente medicata e a contatto con tubature spesso vecchie che rilasciano microparticelle di metalli; attraverso la contaminazione derivata dalla raffinazione e dal confezionamento dei prodotti alimentari (scatolame, prodotti in bricchi di cartone che all’interno presentano una pellicola di alluminio ecc.); e infine attraverso l’uso indiscriminato dei farmaci. Oltre all’ingestione, siamo costantemente a contatto con fonti che rilasciano nell’aria sostanze nocive e causano intossicazione attraverso l’inalazione: lo smog, il rilascio nell’atmosfera delle scie chimiche, i fissativi di alcuni colori industriali nel tessile, il costante contatto con oggetti in metallo, i prodotti per l’igiene personale e cosmesi contenenti petrolati e parabeni ecc.
Nelle giuste concentrazioni, i metalli sono indispensabili per l’essere umano, ma la caratteristica che li rende pericolosi è la loro tendenza ad accumularsi lentamente e progressivamente nelle ossa, negli organi quali fegato, reni, polmoni, sistema endocrino, nei tessuti connettivi, nel cervello e nel liquido intracellulare. Si assumono per inalazione, contatto e ingestione e vengono eliminati tramite la pelle (sudore), le vie polmonari, l’urina e le feci.
L’accumolo dei metalli pesanti avviene perché il corpo non riesce a detossinarsi autonomamente, a causa di disfunzioni organiche o per sovraesposizione all’allergene oppure l’accumolo avviene per un principio di compensazione e adattamento, che si attua quando i minerali vitali scarseggiano e il corpo li sostituisce con il metallo avente funzione simile, collocandolo nei siti di legame degli enzimi e dei sistemi enzimatici.
In questo caso le funzioni vitali e metaboliche procedono, ma gli organi coinvolti non funzionano correttamente e nel tempo alterano le proprie strutture e le funzioni biologiche, fino a degenerare dando origine a svariate patologie. Un esempio è dato dal piombo che sostituisce il calcio nel cervello, il cadmio che sostituisce lo zinco e l’alluminio che sostituisce il magnesio.
Un altro effetto collaterale dell’accumulo di metalli pesanti è la formazione di radicali liberi. Lo stress ossidativo stimola i radicali liberi a colpire le principali componenti cellulari come lipidi, proteine, carboidrati e DNA, diventando responsabili di patologie quali il diabete, malattie cardiovascolari, tumori ed invecchiamento precoce.
Il nostro corpo produce normalmente i radicali liberi per combattere le infezioni ed eliminare i batteri, ma la produzione va fuori controllo quando si aggiungono nuovi radicali liberi originati da vari fattori quali l’inquinamento, l’alimentazione, lo stress (che porta il corpo ad aumentarne la produzione) e un eccesso di metalli nell’organismo.
Per fortuna l’attenzione e il monitoraggio riguardo il rischio di far penetrare nell’organismo certi elementi dannosi è cresciuto con il tempo, si sono migliorati i materiali di costruzione (i vecchi tubi a piombo del trasporto dell’acqua sono stati sostituiti con tubature di plastica, per esempio) e l’attenzione e la sensibilità in tal senso sembra crescere, nonostante difficoltà e zone d’ombra permangano.

Sindrome-metabolica-e-insulino-resistenza

SINDROME METABOLICA E L’INSULINO-RESISTENZA ….continua

La probabilità di sviluppare la sindrome metabolica è strettamente legata al sovrappeso o all’obesità e a una mancanza di attività fisica.

Un’altra causa è l’insulino-resistenza, una condizione in cui il corpo non è più in grado di utilizzare l’insulina in modo appropriato. L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas, che stimola l’assunzione del glucosio nelle cellule muscolari e adipose e, insieme al glucagone, partecipa alla regolazione dei livelli di glucosio nel sangue. La resistenza all’insulina può portare ad alti livelli di zucchero nel sangue e spesso è strettamente legata a sovrappeso e obesità.

Normalmente l’apparato digerente scinde alcuni degli alimenti che mangiamo in zucchero (glucosio); il sangue trasporta il glucosio ai tessuti corporei, dove le cellule lo usano come substrato energetico facendolo entrare con l’aiuto dell’insulina.

Nelle persone affette da insulino–resistenza le cellule non rispondono normalmente all’insulina e il glucosio non può quindi più entrare nelle cellule con la stessa facilità. Il corpo reagisce rilasciando sempre più insulina per aiutare il glucosio ad entrare nelle cellule, ma il risultato è la presenza di livelli più alti del normale sia di insulina che di glucosio nel sangue.

Un’eccessiva concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia), anche quando non è tale da consentire la diagnosi di diabete, interferisce con numerosi processi metabolici, per esempio:

  • innalza i livelli dei trigliceridi e di altri lipidi nel sangue,
  • interferisce anche con il modo in cui lavorano i reni, provocando un innalzamento della pressione arteriosa.

Questi effetti combinati espongono al rischio di patologia cardiaca, ictus, diabete e altre gravi condizioni patologiche.

Lo zinco

LO ZINCO

Lo zinco è un minerale necessario per il funzionamento di diversi ormoni, inclusi quelli della tiroide, l’insulina, gli ormoni sessuali e l’ormone della crescita.

L’assorbimento dello zinco, che avviene nell’intestino tenue, viene ostacolato oltre che dai fitati, da alcune proteine del latte, come la caseina, e da elevate assunzioni di calcio. I cereali, ad esempio, contengono fitati e fibre che ne riducono l’assorbimento ma processi di fermentazione, come la lievitazione del pane, portano alla degradazione dei fitati, riducendo quindi il rischio malassorbimento.

Lo zinco combatte gli effetti negativi dei radicali liberi e i processi di invecchiamento cellulare a essi legati, stimola il sistema immunitario, facilita la rimarginazione di ferite e ulcere e ostacola la formazione dell’acne. Può essere d’aiuto nella prevenzione nel trattamento della sterilità.

La carenza di zinco può dipendere da insufficiente o cattivo assorbimento (dieta eccessivamente ricca di fibre e fitati, alcolismo, età avanzata, diarrea) o da un’eccessiva eliminazione urinaria. Anche alcuni farmaci possono provocare un deficit di zinco, fra questi i diuretici, i corticosteroidi e gli antidepressivi IMAO.

È raro che una carenza di zinco possa provocare gravi conseguenze. Tuttavia, un apporto insufficiente di questo nutriente può determinare cambiamenti della pelle e perdita dei capelli, diarrea, infezioni ricorrenti, problemi psicologici. Nei casi più gravi una carenza può portare a ritardi nello sviluppo e nella maturazione sessuale, impotenza o perdita di peso e compromettere gusto, olfatto e guarigione delle ferite. Inoltre, una carenza di zinco può aumentare il rischio di carenza di vitamina A.

Per assicurarsi un buon apporto di zinco si consigliano i seguenti alimenti: ostriche, cereali, carne bovina, ovina, suina, funghi, cacao, noci, tuorlo d’uovo, semi di zucca e girasole.

Xenoestrogeni

XENOESTROGENI

Gli Xenoestrogeni sono sostanze chimiche presenti al di fuori dell’organismo femminile che si comportano come gli estrogeni endogeni.
Sin dal 1991 sono stati pubblicati numerosi studi riguardanti l’azione di agenti chimici contenuti nell’ambiente ed in alcuni alimenti che si comportano come estrogeni sulle cellule bersaglio (mammella, utero, endometrio, ovaie, intestino ecc).

Tutti gli esseri umani presentano un eccesso di estrogeni dovuto principalmente all’onnipresenza di xeno-ormoni nell’ambiente

  • Pesticidi
  • Derivati petroliferi
  • Rifiuti industriali
  • Inquinamento automobilistico
  • Alimenti che mangiamo
  • Detersivi e prodotti per pulizia
  • Estrogeni di sintesi

Come contrastare gli interferenti endocrini:

  • Evitare il consumo di alimenti contaminati
  • Attenzione ai cosmetici
  • Non riscaldare in contenitori di plastica
  • Attenzione a deodoranti ammorbidenti e detersivi
  • Consumare almeno 30g di fibre/die (è molto importante la regolarità intestinale per non trattenere queste sostanze nell’organismo più del dovuto)
  • Bere acqua depurata
  • Non fumare
  • Curcuma (Golden milk)
  • Consumo di crocifere(cavoli, broccoli, cavolfiori..) impediscono la conversione di estrogeni in forma cancerosa
  • Disintossicare il fegato.

 

Inquinanti ambientali

INQUINANTI AMBIENTALI

INQUINANTI AMBIENTALI

Gli interferenti endocrini sono molecole estranee con effetti ormonali nel nostro corpo. Possono imitare l’azione degli ormoni naturali del corpo come una chiave falsa, forzando la serratura delle cellule o saturando i recettori cellulari.

Vediamo le principali conseguenze all’introduzione di queste molecole:

  • Alterazione del trasporto di ormoni o inibitori enzimatici;
  • Danno cellulare (infiammazione del tessuto);
  • Morte cellulare (tossicità);
  • Alterazione DNA.

Chi è a maggior rischio?

  • Chi lavora nell’industria cosmetica;
  • Chi lavora nell’industria chimica o fa uso di prodotti in agricoltura rischiando l’inalazione protratta;
  • Personale medico-sanitario che fa uso di macchinari ai raggi X;
  • Chi fa largo uso di materiale plastico (bottiglie, fibre sintetiche).

Gli interferenti endocrini sono composti chimici che permangono nell’ambiente o si concentrano negli alimenti e sono molto diffusi in prodotti di uso comune.

Il più conosciuto è il discusso BPA, meglio conosciuto come bisfenolo A, definito nei testi del progetto “Previeni” come una “sostanza con effetti estrogenici e capace di alterare la funzione di tiroide e sistemi riproduttivo, nervoso e immunitario”.

Il suo impiego è stato limitato solo da alcuni paesi europei. L’Italia, in particolare, ha accolto la direttiva europea che riguarda il divieto di utilizzare il BPA nei biberon in policarbonato.

Le normative si stanno aggiornando con lo sviluppo delle conoscenze scientifiche. In attesa delle evoluzioni legislative ai cittadini non resta che adottare, nella vita quotidiana, comportamenti responsabili e intelligenti:

  1. Non riutilizzare contenitori in plastica per alimenti e bevande, usurati o monouso: sono fonti potenziali di bisfenolo A.
  2. Limitare l’impiego di padelle antiaderenti graffiate, ritenute potenziali fonti di esposizione a composti perfluorurati (PFOS e PFOA).
  3. Utilizzare carta per alimenti e pellicole seguendo attentamente le limitazioni indicate in etichetta. Non tutte le pellicole possono essere usate per conservare ogni tipo di cibo; i fogli di alluminio, per esempio, non sono adatti agli alimenti acidi.
  4. Limitare l’uso di prodotti affumicati ed evitare il consumo di quelli con parti carbonizzate o bruciate: sono fonti di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), interferenti endocrini con effetti negativi sull’organismo.
Sindrome metabolica

SINDROME METABOLICA

IMPARIAMO A CONOSCERE LA SINDROME METABOLICA

Con il termine “sindrome metabolica” non si fa riferimento ad una singola patologia, ma a un insieme di fattori di rischio legati a condizioni al sovrappeso e all’obesità, che aumentano cioè le possibilità di malattie cardiache ed altri problemi di salute come il diabete e l’ictus

La sindrome metabolica viene diagnosticata quando sono presenti tre o più dei seguenti fattori di rischio:

  • presenza di grande quantità di tessuto adiposo addominale (sono considerati patologici valori superiori a 94 cm di circonferenza addominale nell’uomo e a 80 cm nella donna);
  • obesità (BMI>30)
  • bassi livelli di colesterolo HDL, anche conosciuto come “colesterolo buono” (sono considerati livelli a rischio meno di 40 mg/dl nell’uomo e meno di 50 mg/dl nella donna);
  • elevati valori di trigliceridi, superiori a 250 mg/dl;
  • elevati valori di pressione arteriosa (maggiore di 140 la sistolica o maggiore di 90 la diastolica o entrambe)
  • elevati livelli di glicemia (a digiuno superiore a 100 mg/dl).

Anche altri fattori di rischio modificabili, oltre a quelli insiti nella definizione di sindrome metabolica, aumentano la probabilità di patologie cardiache, tra cui ricordiamo:

  • un livello elevato di colesterolo LDL (colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità, considerato colesterolo “cattivo”)
  • il fumo.

La sindrome metabolica è in continuo aumento a causa dell’incremento dei tassi di obesità tra gli adulti, tanto che in futuro la sindrome potrebbe superare il fumo come principale fattore di rischio per le patologie cardiache.

In generale una persona con sindrome metabolica ha un rischio due volte maggiore di sviluppare malattie cardiache e cinque volte maggiore di sviluppare il diabete rispetto ad una persona sana.

 

La Vitamina K

LA VITAMINA K

La vitamina K fa parte delle vitamine liposolubili, che vengono accumulate nel fegato e non devono dunque essere assunte di continuo, attraverso il cibo. Il corpo la rilascia a piccole dosi quando il suo utilizzo diventa necessario.

La vitamina K ha un ruolo fondamentale nel processo di coagulazione del sangue e assicura la funzionalità delle proteine che formano e mantengono in forma le ossa.

Il fabbisogno giornaliero di vitamina K è di circa 1 mg al giorno per ogni chilogrammo di peso corporeo, quantità che è soddisfatta da una dieta normale.

Il primo e più evidente segno di una carenza di vitamina K è la comparsa di alterazioni della coagulazione, con conseguente maggiore propensione alle emorragie, che può manifestarsi con epistassi (fuoriuscita di sangue dal naso), ematuria (presenza di sangue nelle urine) e sanguinamento gastroenterico (sangue nelle feci). La carenza si verifica raramente e sempre a seguito di inadeguato assorbimento intestinale, di cure prolungate a base di antibiotici o a causa dell’abuso di lassativi.

Tra gli effetti della carenza di vitamina K ci sono anche fratture ossee, osteoporosi e forme di artrosi.

L’eccesso di vitamina K negli adulti è molto raro.

La vitamina K è suddivisa in 3 gruppi:

  • La vitamina K1, chiamata anche fillochinone è presente in abbondanza in tutte le verdure a foglia verde scuro (come spinaci, radicchio, lattuga e altri tipi di insalata ecc.) e negli ortaggi appartenenti all’ampia famiglia delle Brassicacee, ossia broccoli, cavolfiori, verze, cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, rapanelli, rape, rucola, rafano ecc. Contengono vitamina K anche i ceci, i piselli, la soia e il tè verde.
  • La vitamina K2, termine sotto il quale sono raggruppate diverse versioni di una sostanza chiamata menachinone (MK), è presente soprattutto in alimenti di origine animale, come carne, fegato di manzo e maiale, formaggio e uova.
  • La vitamina K3 (Menadione idrosolubile), di origine sintetica e inserita in farmaci cui è affidato il compito di regolare i processi di coagulazione del sangue.
Basilico

Basilico

È arrivato il momento di comprare una piantina di basilico e metterla in terrazza!

Perché oggi parliamo del basilico?

Il basilico è una pianta dalle importanti proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Questa erba aromatica è ricca di vitamine come la vitamina A (264 mcg); ma anche del suo precursore, il betacarotene, indispensabile antiossidante in grado di proteggere occhi, pelle e capelli, rallentando inoltre l’invecchiamento cellulare. È un’ottima fonte di rame, vitamina K,  vitamina C, calcio, ferro e acido folico. Il basilico è un’ottima fonte di magnesio, un minerale essenziale per il buon funzionamento della circolazione sanguigna. Insieme al calcio è di sostegno per i denti e le ossa, e in più aiuta il metabolismo energetico. Una sua carenza può causare crampi e problemi ai muscoli, calo della pressione, stanchezza e debolezza.  Il manganese, invece, supporta numerosi enzimi coinvolti nel metabolismo delle proteine, degli zuccheri e del colesterolo, aiutandoti a mantenere i livelli adeguati. Inoltre, è indispensabile per la funzionalità del sistema nervoso e nella fertilità.

Il basilico offre ben 1.148 mg di manganese, 295 mg di potassio, 177 mg di calcio, 64 mg di magnesio. E ancora 3,17 mg di ferro e 56 mg di fosforo. Una vera e propria miniera di sali minerali.

Il nome significa “pianta reale, maestosa”, il che riflette una tradizione che anticamente considerava il basilico come una pianta nobile e sacra. Questa reverenza si trova anche in altre culture, ad esempio in India il basilico veniva considerato come simbolo di ospitalità. Tra gli antichi egizi e i greci, il basilico era considerato di buon auspicio per l’aldilà e si usava per le imbalsamature. I cinesi e gli arabi erano a conoscenza delle sue proprietà medicinali, mentre i crociati ne riempivano le navi per allontanare insetti e cattivi odori.

Il basilico cresce tutto l’anno, ma predilige i mesi estivi. É facile farlo crescere in casa, sul balcone o in giardino, in una posizione soleggiata e riparata; la terra va mantenuta umida sebbene non vada bagnato eccessivamente – troppa acqua diluisce il sapore delle foglie – e le infiorescenze vanno tagliate per incoraggiare la crescita delle foglie.

Omocisteina

OMOCISTEINA

ESAMI DEL SANGUE: L’OMOCISTEINA

Il valore dell’omocisteina è un vero campanello d’allarme che potrebbe metterci in guardia per tantissime patologie, e tanti sono inoltre i fattori che concorrono ad aumentarla.

Che cosa è l’OMOCISTEINA?

L’omocisteina è un aminoacido presente nell’organismo che deriva dal metabolismo della metionina, un aminoacido essenziale che deve essere introdotto con l’alimentazione.

Nelle persone sane, l’omocisteina è subito trasformata in altri prodotti grazie all’azione delle vitamine B6, B12 e dell’acido folico. Se con l’alimentazione si assumono quantità insufficienti di queste vitamine e di acido folico, l’omocisteina si accumula nel sangue e può provocare danni al sistema nervoso, cardiovascolare e osseo.

La concentrazione dell’omocisteina viene rilevata mediante specifiche analisi del sangue, prescritte dal medico, per verificare un eventuale sospetto diagnostico.

In molti casi la spiegazione di un valore alto va cercata nello stile di vita del paziente. Vediamo quali sono alcuni fattori che possono influire sulla quantità di omocisteina nel sangue:

  • Alimentazione povera di vitamina B6, B12 e acido folico.
  • Fattori ambientali, quali il fumo, l’alcol, il caffè e l’inattività fisica
  • Fattori fisiologici, quali l’età ed il sesso (nelle donne si osserva un aumento dopo la menopausa, molto probabilmente dovuto ad una diminuzione degli estrogeni)
  • Malattie quali insufficienza renale e ipotiroidismo
  • Assunzione di farmaci (contraccettivi orali, antiepilettici)
  • Fattori ereditari

Un valore elevato viene in genere trattato con la prescrizione di integratori di acido folico, eventualmente associati a vitamine del gruppo B, e precise indicazioni dietetiche volte a perseguire un regime alimentare vario e completo.

In particolare, è molto importante, ma non solo in questo contesto, il consumo di 5 porzioni al giorno di frutta e soprattutto verdura cruda.