Zucca

LA ZUCCA

La zucca ha delle importanti proprietà non solo nutritive ma anche terapeutiche; proprio per questo non dovrebbe mancare mai sulla nostra tavola. Ottima fonte di vitamine e di sostanze antiossidanti, in modo particolare la zucca fornisce al nostro organismo il betacarotene, indispensabile per la formazione della vitamina A. Contiene molti sali minerali: calcio, fosforo, potassio, magnesio, ferro, selenio, sodio, manganese e zinco. Buona anche la quantità di fibre e di aminoacidi, come l’arginina, l’acido glutammico, l’acido aspartico e il triptofano. Le proprietà terapeutiche della zucca sono dovute specialmente al betacarotene, antiossidante che riesce a proteggere il sistema circolatorio e contrastare l’azione dei radicali liberi rallentando l’invecchiamento delle cellule. Questa sostanza riesce ad avere anche degli effetti diuretici e lassativi. Inoltre la zucca presenta proprietà sedative ed è indicata per chi soffre di ansia, di nervosismo e di insonnia. Il consumo di semi di zucca o dell’olio derivante dall’ortaggio viene indicato per eliminare i parassiti intestinali e per trattare le infiammazioni della pelle, quando si verifica una scottatura o quando si ha un prurito intenso, con fenomeni di arrossamento.

SEMI ZUCCAI semi di zucca sono ricchi di principi attivi. Contengono vitamina E, magnesio, zinco e selenio. Nonostante le loro ridotte dimensioni, i semi di zucca presentano innumerevoli proprietà e benefici per il corpo e la mente. Oltre ad essere molto benefici dal punto di vista nutrizionale aiutano anche a trovare la serenità, dissipare lo stress e trovare il sonno perduto, mantenere e regolare i livelli di zucchero nel sangue, prevenire l’invecchiamento e contrastare i tumori (visto l’alto contenuto di omega 3), prevenire l’aterosclerosi, tenere sotto controllo i livelli di colesterolo, attenuare stati infiammatori e così via.

 

Quindi, perché non consumarli con regolarità in stagione?

A pranzo gnocchi di zucca con verdure o a cena zuppa di zucca con verdure e semi sono ottimi spunti per utilizzare al meglio questi prodotti beneficiando del loro gusto e delle loro mille proprietà!

Vino bianco rosso rosato

VINO BIANCO ,ROSSO e ROSATO

Terminato il periodo delle vendemmie, parliamo ora del vino. Se lo vogliamo classificare per tipologia, possiamo raggrupparlo in: vino rosso, vino bianco e vino rosato. La differenza tra le tre tipologie è data dalla colorazione che dipende dalla presenza o meno, durante la fase di macerazione, delle vinacce, e il tempo di infusione delle stesse. Le vinacce sono le parti solide del frutto, per esempio la buccia e la polpa dell’uva.

Il vino bianco è ottenuto dalla spremitura dell’uva senza la sua buccia; per questo motivo, il prodotto finale presenta un colore che si avvicina al giallo. La temperatura ottimale di consumazione di questo vino si aggira tra gli 8 e i 14 gradi. Il vino bianco si caratterizza per il suo profumo floreale e fruttato e lo si abbina molto bene con la carne bianca, il pesce, la verdura in generale e piatti dai sapori delicati. La differenza tra vino bianco e rosso sta anche nelle pigiatrici che devono essere molto delicate per mantenere la delicatezza anche all’interno della bottiglia.

Il vino rosso si ottiene da uve fresche con la buccia e messe a macerare in modo da donare al composto il caratteristico colore scuro. La temperatura di consumazione consigliata è tra i 14 e i 20 gradi. Il colore rosso della bevanda dipende dal tempo di macerazione e maturazione: ovviamente dipende dal consumo e dalle varie tipologie, perché non tutti i rossi sono uguali. In generale, il vino rosso è abbinabile a piatti di carne rossa, ai formaggi e alla cacciagione e in generale a tutte le pietanze dal sapore molto deciso.

Il vino rosato, infine, si ottiene utilizzando uva rossa, procedendo con una vinificazione che prevede la macerazione di succo e buccia per tempi limitati, così da conferire al vino un colore finale più chiaro rispetto al vino rosso.

Tra le tre tipologie di vino il migliore, per le sue proprietà nutrizionali, è sicuramente il vino rosso perché la sua macerazione avviene in presenza delle vinacce che traferiscono al vino tutti gli antiossidanti di cui sono composte. Il suo utilizzo è da preferire a pranzo piuttosto che a cena anche se in generale sempre meglio non abusarne!

Gestione del bambino a tavola

GESTIONE DEL BAMBINO A TAVOLA

Ora che scuola e le attività extra scolastiche sono ricominciate a pieno ritmo, dedichiamo questo spazio alla gestione del bambino a tavola e non solo.

Buone abitudini alimentari e una regolare attività fisica sono presupposti indispensabili per poter crescere sani. Se da bambini sviluppiamo determinate abitudini, spesso le manteniamo anche da adulti; ecco perché è importante dare delle regole di base già in tenera età.

Il fabbisogno giornaliero dovrebbe essere distribuito in 5 pasti:

  • Colazione: valorizzare la prima colazione educando i bambini a fare un pasto abbondante è il primo passo verso il cambiamento; preparare già la tavola con l’occorrente può aiutare a renderlo un momento di convivialità.
  • Spuntino di metà mattina: è fondamentale per mantenere l’energia necessaria a proseguire la giornata scolastica con profitto e per evitare di arrivare al pranzo troppo affamati.
  • Pranzo: anche questo dovrebbe essere vissuto come un momento di convivialità, cercando di allontanare distrazioni quali TV, cellulare o videogiochi. Evitare di mangiare di fretta.
  • Spuntino di metà pomeriggio: è il momento della giornata più adatto a offrire frutta fresca, in vista anche dell’eventuale attività fisica pomeridiana.
  • Cena: non deve essere un pasto troppo ricco e pesante per non compromettere il risposo notturno; meglio se fatto tra le 19 e le 20 per evitare di mandare a letto il bambino con la pancia ancora piena.

Oltre ad una corretta alimentazione, anche l’abitudine ad una sana attività fisica è indispensabile nella crescita dei bambini. La sedentarietà è considerata la principale causa del progressivo aumento di peso. Per prevenire questo fenomeno è importante praticare sport e acquisire uno stile di vita attivo, ad esempio muoversi in bici o a piedi anziché in macchina o utilizzare le scale anziché l’ascensore.

I bambini, inoltre, hanno bisogno di bere molti liquidi e l’acqua naturale è ovviamente una buona fonte di liquidi, priva di calorie. Non sono alternative sane all’acqua succhi di frutta, bevande gassate e zuccherate. Mediamente il bambino dovrebbe bere 8 bicchieri di acqua naturale al giorno per coprire il suo fabbisogno, meglio se non concentrati ai pasti.

Educhiamo i nostri bambini fin da piccoli ad avere delle abitudini alimentari adeguate; sarà per loro un bagaglio importante per la salute e la qualità della vita futura!

I semi della salute

I SEMI DELLA SALUTE

Esistono alcuni semi dalle proprietà e caratteristiche eccezionali che andrebbero inseriti quotidianamente nella nostra dieta. Possiamo consumarli in tantissimi modi: all’interno di insalate, cereali o zuppe. Sono degli ottimi integratori naturali adatti a tutti data la grande ricchezza nutritiva. Vediamo nel dettaglio i più conosciuti.

Nutrienti e facilmente digeribili, i semi di sesamo forniscono al nostro corpo ferro, fosforo, magnesio, silicio, acidi grassi essenziali, lecitina ma soprattutto calcio. Si possono utilizzare crudi o leggermente tostati, se volete ridurre il consumo di sale potete sostituirlo con il gomasio, un preparato a base di semi di sesamo tostati e sale marino; se invece avete bisogno di un po’ di dolcezza potete preparare i sesamini, snack composti unendo sesamo e miele. I semi di lino forniscono omega 3 e sostanze anticancerogene come i lignani. Sono consigliati a chi soffre di colite o intestino pigro grazie alle mucillagini e le fibre che contengono, utilissime per ripristinare le normali funzioni intestinali. È preferibile assumerli tritati per far sì che l’organismo li assorba meglio, hanno infatti un rivestimento duro altrimenti di difficile assimilazione da parte del sistema digerente. I semi di girasole, ottimi da sgranocchiare, sono particolarmente ricchi di vitamine del gruppo B ma anche di vitamina A, D, E e PP, oltre che di acidi grassi essenziali, minerali (ferro, magnesio, potassio, calcio) e oligoelementi (zinco, rame, manganese e cobalto). Da questi semi si estrae un olio ottimo per essere consumato a crudo, un prezioso alleato contro le malattie cardiovascolari. Da evitare invece il suo utilizzo in cottura, dato che ad alte temperature sprigiona i tanto temuti radicali liberi. I semi di zucca sono ricchi di Vitamina E, magnesio, sodio, zinco, selenio e acido linoelico. Il consumo di questi semi è particolarmente consigliato agli uomini dato che aiuta a prevenire i fastidiosi disturbi alla prostata. Inoltre i semi di zucca sono usati come rimedio contro i vermi dato che contengono cucurbitina, una sostanza che aiuta a staccare i parassiti dalle pareti dell’intestino e a debellarli con maggiore facilità.

I semi oleosi quindi possono arricchire il gusto dei cibi e donare benessere a tutto l’organismo; bisogna però non eccederne nel consumo perché al contempo sono molto calorici!

Perchè mangiare la frutta lontano dai pasti

PERCHE’ MANGIARE LA FRUTTA LONTANO DAI PASTI

In una dieta sana è fondamentale il consumo di 2/3 porzioni di frutta al giorno, ma spesso viene erroneamente inserita alla fine dei pasti. Cerchiamo di capire perché non è una buona abitudine.Mangiare la frutta accompagnandola ad altri pasti sostanziosi e ricchi di zuccheri, può portare ad aumentare il livello di zuccheri e a far prendere qualche chilo di troppo se abbinata ad altre abitudini sbagliate. Inoltre, nelle persone già predisposte a meteorismo e gonfiori addominali, mangiare la frutta dopo il pasto può provocare o peggiorare il sintomo; infatti fermenta all’interno dello stomaco, formando molta aria e provocando spesso crampi alla pancia. L’aggiunta della frutta alla fine del pasto può aumentare il picco glicemico, provocando a lungo andare disturbi alla salute mentre nell’immediato sonnolenza.Un altro dei problemi che provoca l’assunzione della frutta dopo i pasti principali, è la cattiva digestione. Digerire un pranzo o una cena con l’aggiunta di frutta non aiuta di certo a far star meglio lo stomaco e anzi, predispone l’organismo a bruciori e acidità gastrica; questo perché la frutta ha tempi digestivi diversi da una pasta o da una proteina ad esempio e, come già detto, più permane nello stomaco più porta disturbi.

Diverso è invece il consumo di sola frutta a pasto: se per motivi di tempo o per comodità consumiamo un pranzo di sola frutta non vale quanto detto in precedenza, perché il nostro organismo si trova a dover digerire zuccheri della stessa classe e non lascia il tempo di fermentare a nessun nutriente.

Il consiglio è quindi di mangiare la frutta lontano da pranzo e cena e quindi prediligere il suo consumo a colazione, nella merenda di metà mattina e in quella di metà pomeriggio, così da poter assimilare tutti i suoi benefici senza alcuna controindicazione.

I radicali liberi

RADICALI LIBERI…..TUTTI NE PARLANO, MA COSA SONO?

I radicali liberi sono molecole che si formano quotidianamente all’interno delle cellule del nostro corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (processo di ossidazione). Mentre in una situazione normale questi radicali liberi vengono eliminati dal nostro corpo, una loro eccessiva produzione dovuta a patologie, stress, errate abitudini alimentari, fumo, alcool, inquinamento, farmaci, porta ad un loro accumulo con danni a livello cellulare. Questo comporta l’invecchiamento cellulare che possiamo vedere esternamente dal colore della pelle, dalle rughe, dalla perdita di elasticità cutanea; ma anche internamente con danno ai nostri organi con importanti conseguenze negli anni.  Il nostro corpo è programmato per eliminare questi radicali liberi grazie all’azione di diversi antiossidanti (ognuno specifico per un determinato radicale); ma quando sono in eccesso (e le abitudini dei nostri giorni ne fanno produrre parecchi! ) questi spazzini del nostro corpo non riescono a compensare il lavoro.

Combattere i radicali liberi in modo naturale

antiossidante Alimenti apportatori
Vitamina E Oli vegetali, frutta secca, cereali integrali
Vitamina A Olio di pesce, uova, carne. I carotenoidi li troviamo nella frutta e negli ortaggi giallo/arancio e nelle verdure a foglia verde
Acido lipoico Patate, broccoli e spinaci
Vitamina C Agrumi, kiwi, fragole, broccoli, pomodori, peperoni
licopene Pomodori, pompelmo rosa, arance rosse, albicocche, cocomeri
selenio Frutti di mare, cereali, noci, funghi, asparagi
zinco Latte, carne, lievito
rame Cereali integrali, noci, legumi
Coenzima Q10 Carne, pesce, cereali, soia
Polifenoli

biflavonoidi

Frutti di bosco, cavoli, prugne, pompelmo rosa

 

Cercate di favorire gli alimenti vegetali a quelli animali, perché anche l’acidità concorre alla produzione dei radicali liberi. Ecco che la nostra tanto amata dieta mediterranea e i consigli visti precedentemente ci possono aiutare a combattere in modo sano questi radicali liberi, il tutto associato a 30 minuti di camminata moderata quotidiana che permette una buona ossigenazione ed eliminazione di queste sostanze. Non dimenticate l’acqua che è il mezzo principale attraverso il quale possiamo eliminare le scorie, in generale sono consigliati almeno 2 L per la donna e 3 L per l’uomo.

Impariamo a leggere le etichette

IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE (4 ED ULTIMA PARTE)

I CORRETTORI DI ACIDITÀ

Si tratta di sostanze che vengono utilizzate per controllare o per modificare l’acidità di un cibo, un processo importante a livello industriale, per fornire un corretto gusto all’alimento e per garantirne la sicurezza. Controllare in modo adeguato il pH, infatti, impedisce lo sviluppo di batteri nel prodotto alimentare, che potrebbero costituire un vero e proprio rischio per la salute.

La legislazione europea è molto severa nei confronti dell’uso dei correttori di acidità negli alimenti: devono essere dichiarati in etichetta con il rispettivo codice di identificazione (lettera E seguita da tre cifre). Anche in questo caso esistono in commercio correttori innocui ma anche più pericolosi; vediamo alcuni esempi.

L’acido citrico (E330) viene utilizzato principalmente come correttore di acidità, ma anche come composto aromatico. Permette di diminuire l’annerimento della frutta e di aumentare la consistenza delle marmellate: ad oggi è considerato innocuo.

L’acido tartarico (E334) si trova nelle caramelle, nelle marmellate, nel vino e nei prodotti da forno; anch’esso è considerato innocuo.

L’acido succinco (E 363) è un acidificante sintetico che a dosi massicce potrebbe provocare disturbi digestivi.

Il citrato triammonico (E380) è un acidificante sintetico usato spesso nei formaggi da spalmare; a dosi massicce crea disturbi digestivi, delle funzioni epatiche e renali.

 

ADDENSANTI

Gli addensanti sono additivi alimentari utili ad aumentare la viscosità di un alimento ove richiesta. Quelli naturali sono numerosi e vari e il loro uso è molto comune (amido di mais, farina, fecola di patate, colla di pesce…). Invece nell’industria alimentare vengono per lo più utilizzati quelli di sintesi o che originano dalle alghe; se scelti con cura non creano nessun problema per la salute. Vediamo i più comuni.

L’acido alginico (E400) è di origine naturale ed è ricavato dalle alghe brune lavate e macinate. Nel caso di consumo eccessivo questo additivo potrebbe avere un effetto lassativo e diminuire l’assorbimento intestinale di certi tipi di minerali. Attualmente è considerato innocuo.

La carragenina (E407) è un addensante di origine naturale ricavato dalle alghe rosse. Negli anni ’70 alcuni studi hanno dimostrato che potrebbe provocare allergie, indebolire il sistema immunitario e, in dosi massicce, diminuire l’assimilazione di minerali essenziali.

 

ESALTATORI DI SAPIDITÀ

Gli esaltatori di sapidità vengono addizionati ai cibi con l’unico obiettivo di ottimizzare o potenziare il sapore dell’alimento finito. Distinguiamo due sottocategorie: i glutammati e gli inosinati.

I glutammati (E620-629) sono presenti naturalmente all’interno delle proteine alimentari sotto forma di acido glutammico. Dosi eccessive di acido glutammico e glutammato monosodico possono provocare alterazioni del sistema parasimpatico che sfociano nella così detta “sindrome da ristorante cinese”, i cui sintomi più frequenti e importanti sono: nausea, vomito, diarrea, crampi addominali e mal di testa.

Gli inosinati (E630-E640) vengono addizionati soprattutto ai cibi stagionati ed un loro eccesso alimentare sembra facilitare l’insorgenza della gotta; E634 ed E635 sono aggiunti in buona quantità nelle patatine fritte in busta e possono indurre asma ed iperattività.

 

Impariamo a leggere le etichette

IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE (PARTE 3)

CONSERVANTI ALIMENTARI

 

I conservanti sono sostanze, naturali o di sintesi, che prolungano la vita di un alimento proteggendolo dal deterioramento provocato dai microorganismi.

Il loro utilizzo è molto dibattuto: da un lato sono importantissimi per evitare intossicazioni anche molto gravi (per esempio il tanto temuto botulino o la listeria monogytogenes), dall’altra spesso si tratta di sostanze nocive per l’organismo, e quindi da evitare, o limitare fortemente. Nella società attuale, dove si dedica sempre meno tempo all’alimentazione, è utile trovare nei supermercati cibi già pronti all’uso o cibi a data di scadenza lunga, ma spesso l’industria alimentare utilizza conservanti che sono stati dichiarati pericolosi per la salute. I motivi sono molteplici: reperibilità migliore, costi minori, non alterano i gusti dell’alimento, ecc…

I conservanti, come tutti gli additivi alimentari, vengono contrassegnati dalla lettera E seguita da 3 cifre comprese fra 200 e 297, oppure direttamente con il nome stesso del conservante.

Vediamone un paio:

L’acido sorbico (E200) è un composto organico ampiamente utilizzato come conservante nell’industria alimentare soprattutto le sue proprietà antifungine; degli studi hanno dimostrato che questo additivo perturba i sistemi enzimatici del corpo umano in elevate quantità.

L’acetato di potassio (E261) è un acidificante di origine vegetale o chimica. È spesso usato nelle salse e nei prodotti in scatola; da evitare da parte di tutte le persone che hanno problemi renali.

L’acido fumarico (E297) è un regolatore di acidità sintetico, usato in numerosi cibi senza effetti collaterali nocivi per quanto ne sappiamo oggi.

 

 

Impariamo a leggere le etichette

IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE (PARTE 2)

 I COLORANTI

I coloranti alimentari sono sostanze che conferiscono un colore ad un alimento o ne restituiscono la colorazione originaria. Nel caso siano autorizzati dall’Unione Europea, i coloranti finalizzati al consumo sono contrassegnati da numeri preceduti dalla lettera E (Europa); invece, i coloranti destinati ad involucri e rivestimenti alimentari vengono qualificati con  un numero preceduto dalla lettera C. I coloranti alimentari sono segnalati nelle etichette con la seguente dicitura: da E 100 a E 199.

Per alcuni alimenti, la legge italiana vieta l’uso di ogni tipo di colorante. Tra questi alimenti ci sono il caffè, il cioccolato, il vino, l’olio, l’acqua.

I coloranti si possono classificare sia in base al colore che conferiscono agli alimenti a cui sono aggiunti, sia in base alla loro origine. Qui di seguito sono ragruppati in base alla prima classificazione.

E100-109 COLORE GIALLO
E110-119 COLORE ARANCIONE
E120-129 COLORE ROSSO
E130-139 COLORE BLU
E140-149 COLORE VERDE
E150-159 COLORE BRUNO-NERO
E160-199 COLORI MISTI

Dei coloranti attualmente consentiti fanno parte soprattutto i gruppi vitaminici (vit B2), le provitamine come il betacarotene, la clorofilla, la curcumina (E100), la riboflavina (E101),il rosso di barbabietola (E1629) e pochi altri.

La maggior parte dei coloranti presenti in molto dei prodotti che mangiamo come merendine, biscotti, ecc…possono dare effetti collaterali come allergie, orticaria, eczema, asma, rinite, insonnia, fino a possibili effetti cancerogeni.

Allora perché sono permessi? In molti paesi gli stessi coloranti consentiti in Italia sono vietati da molto tempo e già solo questo dovrebbe farci riflettere. La concessione deriva dal fatto che nelle quantità indicate il colorante non dà effetti collaterali.. ma pensateci…se sommiamo le quantità dei coloranti che assumiamo giornalmente con tutti gli alimenti che ne contengono, queste dosi cominciano di conseguenza ad aumentare!

Impariamo a leggere le etichette

IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE (PARTE 1)

Leggere l’etichetta è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per conoscere le caratteristiche di un prodotto; il suo scopo è quello di informare e tutelare l’acquirente in modo corretto e più possibile trasparente. Il governo ha emanato il D lgs 27/01/92 n. 109 che è il testo vigente secondo il quale devono essere riportate le seguenti indicazioni:

  1. Nome del prodotto
  2. Elenco degli ingredienti
  3. Quantitativo (peso netto/peso sgocciolato)
  4. Termini di scadenza
  5. Azienda produttrice
  6. Codice a barre
  7. Materiale della confezione

 

GLI INGREDIENTI

Gli ingredienti devono comparire in ordine decrescente di quantità, in altre parole il primo ingrediente è più abbondante del secondo che a sua volta è più abbondante del terzo e così via. Controllando l’ordine degli ingredienti tra due prodotti simili possiamo quindi farci un’idea di quale dei due è qualitativamente migliore. Tra gli ingredienti non dobbiamo dimenticare gli “ADDITIVI” che di solito compaiono alla fine dell’elenco. Gli additivi sono sostanze utilizzate dall’industria alimentare per migliorare alcune caratteristiche del prodotto come: tempo di conservazione (conservanti), aspetto e colore (coloranti, emulsionanti, ecc.), sapore (esaltatori di sapidità, correttori di acidità, ecc.). Gli additivi non hanno alcun valore nutrizionale e non sono sempre così innocui. Il loro impiego è regolamentato a livello nazionale e comunitario e sulle etichette sono spesso indicati con la lettera E seguita da un numero. Tra gli additivi ricordiamo:

Coloranti (da E100 ad E199): donano all’alimento una particolare colorazione migliorandone l’aspetto.

Conservanti (da E200 ad E299): la loro funzione e quella di rallentare il processo di deterioramento del cibo causato da muffe, batteri e lieviti.

Antiossidanti (E300 ad E322): evitano il processo d’ossidazione dell’alimento.

Correttori di acidità (da E325 ad E385): danno all’alimento un gusto acidulo

Addensanti, emulsionanti e stabilizzanti (da E400 ad E495): migliorano la consistenza del cibo, aumentando l’aggregazione degli ingredienti che altrimenti tenderebbero a separarsi

Aromatizzanti: conferiscono agli alimenti specifici odori e sapori.

Nelle prossime settimane vedremo gli additivi uno ad uno e continueremo ad imparare a leggere le etichette.